Le Tiquadrature
ovvero tutte le cose interessanti captate da Tiquadra: letture, tendenze, curiosità che stimolano e migliorano il nostro lavoro.

LETTUREI | Ho sognato una rete intergalattica
5 Ottobre 2026 – Il web, gli smartphone, le connessioni iperveloci, l’intelligenza artificiale… i dispositivi e i sistemi digitali degli ultimi decenni modellano senza sosta l’orizzonte sociotecnico, trasformando le nostre vite e le nostre società. Spesso, tra gli aggettivi e le formule più comunemente usati dai media quando si descrivono le tecnologie più recenti, ricorrono “rivoluzionario”, “mai visto prima” e “inimmaginabile fino ad oggi”. Ma è davvero così? In realtà, se si analizzano le opere creative del secolo scorso, non sono pochi i libri, i film, le opere d’arte che hanno anticipato e prefigurato, almeno sulla carta e sulla pellicola, dispositivi e tecnologie che hanno preso forma solo dopo molti decenni.
Tra queste opere “preveggenti” c’è un libro che spicca tra gli altri, soprattutto perché a scriverlo è stato uno psicologo sperimentale con un background in fisica e matematica, docente al MIT negli anni ’50 del secolo scorso: Joseph Licklider.
Leggendo il suo “Ho sognato una rete intergalattica” si rimane colpiti da come l’autore riuscisse ad anticipare e prevedere, con una scrittura lucida e rigorosa, l’era delle reti digitali, della messaggistica istantanea e telematica, degli agenti e degli assistenti artificiali, delle chatbot. E, come, grazie anche alla sua formazione da psicologo, immaginasse una relazione simbiotica tra macchine e persone, capaci di creare conoscenza e innovazione in maniera sinergica, in una sorta di nuovo umanesimo tecnologico.

VISIONI | Leonardotheka
21 Settembre 2026 – Una delle caratteristiche più appassionanti delle tecnologie informatiche è la capacità di unire, mettere in contatto, far dialogare, processare e visualizzare dati e risorse distanti ed eterogenei. Si tratta di una potenzialità generale attuabile in tutti i contesti, ma se viene applicata in ambito culturale, tutto è ancora più affascinante.
Come avviene con la Leonardotheka, una piattaforma di ricerca avanzata – recentemente presentata – che consente di esplorare migliaia di pagine di manoscritti, disegni, schizzi, testi, appunti scientifici realizzati da Leonardo da Vinci nel corso di tutta la sua vita. Il progetto è l’esito di quasi dieci anni di lavoro e costituisce la più importante opera di digitalizzazione dedicata al patrimonio leonardesco mai realizzata.
Il lavoro di Leonardo, già dalla fine del Cinquecento, era stato irrimediabilmente disperso e frammentato: alcuni codici furono smembrati, altri sparirono dalla circolazione o furono ricomposti in maniera frammentaria o secondo canoni arbitrari e non filologici. Leonardotheka ricompone almeno in parte queste fratture, integrando le due fonti principali, il Codice Atlantico e la Royal Collection britannica. Grazie alla piattaforma è come se si tornasse a 5 secoli fa e ci si sedesse alla scrivania di Leonardo, con la possibilità di sfogliare i suoi codici, leggere i suoi appunti, ammirare i suoi disegni, scoprendo il suo geniale e personalissimo processo creativo.

VISIONI | Il paesaggio industriale dei Becher
7 Settembre 2026 – Esistono diverse classificazioni di paesaggio: urbano, rurale, naturale… e c’è anche il paesaggio industriale. Dalla Rivoluzione Industriale in poi, impianti produttivi, stabilimenti, fabbriche, ciminiere, depositi, ecc., sono diventati parte dell’orizzonte visivo che osserviamo ogni giorno.
Diversi fotografi si sono concentrati su questo tipo di paesaggio, ma i più noti e influenti rimangono i tedeschi Bernd & Hilla Becher. Le loro fotografie, scattate dal finire degli anni ’50 fino alla fine del secolo scorso, sono una testimonianza preziosa dell’incidenza degli elementi industriali e produttivi all’interno del paesaggio. Interessante è il loro intento documentativo: i Becher scattano le foto quando l’elemento industriale non è più in funzione, quando si appresta ad essere abbandonato o smantellato.
Il loro stile fotografico è riconoscibilissimo – si potrebbe definire ironicamente un “marchio di fabbrica”: inquadratura centrale e oggettiva, elegante bianco e nero, orizzonte abbassato, luce soffusa che mette in risalto il soggetto protagonista dell’immagine. Più che paesaggi industriali, sembrano ritratti di industrie. Anche chi non bazzica molto il mondo della fotografia si è imbattuto almeno una volta nelle loro foto (o nelle foto di qualche epigone che ne ha ripreso lo stile).
In questi mesi, al MAST di Bologna, è allestita un’importante mostra che, grazie a ben 350 fotografie, racconta il lavoro imponente fatto dalla coppia tedesca nel corso di decenni.

TENDENZE | AI Act
24 Agosto 2026 – La diffusione e il radicamento delle tecnologie AI nelle attività umane procede senza sosta. Governi e istituzioni cercano di stare al passo con i tempi, cercando di regolamentare il fenomeno in modo che si rispettino e siano salvaguardati i diritti dei cittadini. Da alcune settimane sono scattati gli obblighi di trasparenza per i contenuti generati o modificati con l’IA. Secondo il provvedimento comunitario, ogni contenuto generato o alterato in modo significativo da sistemi IA deve poter essere riconosciuto e identificato dall’utente. Che si tratti di testi, di immagini, video o audio, il fruitore deve sapere se il contenuto è frutto di tecnologie IA.
L’obiettivo del provvedimento è quello di ridurre il rischio che i contenuti generati dall’IA possano essere scambiati per reali, soprattutto negli ambiti dell’informazione o quando trattano argomenti sensibili. Ma si tratta di un provvedimento che non riguarda solo giornalisti o content creators. Anche le imprese e i singoli utenti sono tenuti a rispettare queste nuove regole sulla trasparenza dei contenuti che pubblicano.
Dal punto di vista pratico e operativo non ci sono prescrizioni precise da seguire, formati da rispettare o icone da mettere qualche parte sopra o a fianco del contenuto generato dall’IA;
l’AI Act lascia una certa flessibilità. L’importante è che il pubblico possa capire in maniera immediata e senza difficoltà che il contenuto che sta consumando non è frutto del lavoro umano, ma di un’IA.

TENDENZE | Ricerca & Sviluppo in Italia
10 Agosto 2026 – Il mese scorso l’ISTAT ha pubblicato un interessante analisi sul rapporto tra tecnologia e sistema produttivo italiano. Negli ultimi decenni – come d’altra parte è avvenuto in tutti i paesi industrializzati – il sistema produttivo nazionale ha attraversato una profonda e continua trasformazione, legata soprattutto alle innovazioni promosse dalle nuove tecnologie e dalla digitalizzazione. Si tratta di un mutamento che ha coinvolto tutti i settori, trasformando radicalmente i modelli di business e i processi produttivi delle imprese.
Ma se si osserva il fenomeno da una distanza più ampia, su scala europea, l’evoluzione italiana mostra ancora una certa distanza e arretratezza con quanto è avvenuto e sta avvenendo nelle principali economie del Vecchio Continente. È vero, il rapporto tra investimenti in Ricerca & Sviluppo e Pil in Italia è più che raddoppiato in pochi decenni, passando dallo 0,6% del 1963 all’1,37% del 2023, e sempre più addetti sono impegnati su questi fronti; ma nonostante questi progressi, la portata degli investimenti resta sensibilmente inferiore rispetto a quelle di Francia o Germania.
Certo, il fenomeno è sicuramente legato anche al particolare tessuto produttivo nostrano, in cui si concentrano aziende piccole e medie, in cui è più complesseo l’investimento in R&D. Ma alcuni ritardi rispetto alla corsa dell’innovazione sono oggettivi, e serviranno azioni importanti e politiche condivise per colmare questo gap e reggere il confronto con le economie europee e globali più dinamiche e attive.

VISIONI | L’umanesimo dei dati
27 Luglio 2026 – Alle Gallerie d’Italia di Vicenza, fino al 2 Agosto, è allestita la mostra personale di Giorgia Lupi, una delle più stimate e celebri information designer, specializzata nella realizzazione di immagini, tavole e sistemi infografici.
Nella testa e nelle mani di Lupi i dati e le loro rappresentazioni diventano visioni capaci di trasmettere intimità, riflessione, empatia; di farsi, insomma, squisitamente umani. Il concetto chiave alle radici della mostra è il Data Humanism, l’approccio che mostra come numeri, configurazioni, andamenti e visualizzazioni possano promuovere riflessioni e diventare narrazioni in grado di raccontare esperienze e relazioni personali, sociali, collettive. Lupi offre insomma una prospettiva diversa con cui guardare i dati – che si distanzia dall’aridità del numero, puramente informativa e tecnologica – mostrandoceli invece come una materia contemporanea con cui mettersi in relazione e ascolto. I dati diventano oggetti e dispositivi utili per conoscere e riconoscere noi stessi e gli altri.
Anche i temi affrontati via via nelle sale delle Gallerie sono squisitamente umani: dai temi sociali più scottanti come le migrazioni, il cambiamento climatico, l’educazione; fino a temi molto intimi e biografici, come la malattia e le attività personali di tutti i giorni. Non manca inoltre una riflessione sul tema più attuale di tutti, quello dell’intelligenza artificiale, in cui Lupi invita il visitatore a interagire direttamente con il suo lavoro.

TENDENZE | Technology Dashboard 2025
13 Luglio 2026 – L’EPO – Ufficio Europeo dei Brevetti ha da poco pubblicato il suo report annuale, con i dati relativi al 2025. Il primo dato che spicca è che, per la prima volta in assoluto, le domande pervenute all’Ufficio hanno superato le duecentomila, per la precisione 201.974. A livello globale, nella classifica per nazioni, gli Stati Uniti restano primi per numero di domande presentate, mentre la Germania è seconda. Per la prima volta arriva sul podio la Cina: una performance notevole, se si pensa che il numero delle richieste provenienti dal paese del dragone è triplicato in meno di 10 anni.
Ma come si comporta l’Italia? Tutto sommato i dati sono in linea con gli anni scorsi, anche se non mancano alcune, abituali, criticità. Nella classifica europea il nostro paese si classifica 4° nelle richieste di brevetto, con 4.767 domande presentate nel corso del 2025, in calo del quasi 2% rispetto al 2024. Il punto critico è lo squilibrio nella geografia delle richieste, con il Nord Italia autentico protagonista. Anzi, il centro dell’innovazione italiana è sostanzialmente concentrato in tre regioni: Lombardia, Emilia Romagna e Veneto; il 45% delle domande presentate dall’intero paese è prodotto qui. Forse però la criticità più indicativa riguarda la natura delle richieste. L’Italia continua a innovare nei comparti tradizionali, squisitamente industriali e manifatturieri, mentre fatica a competere e collocarsi nei settori digitali e più emergenti.

TENDENZE | AI e tessuto produttivo italiano
22 Giugno 2026 – Alcuni giorni fa la Banca d’Italia ha pubblicato un report approfondito sulla diffusione dell’Intelligenza Artificiale nelle imprese italiane e del Vecchio Continente. La pubblicazione presenta dati aggiornati sull’AI, con un’analisi dei suoi effetti sulla produttività e uno studio sulle condizioni da favorire per poterne promuovere, velocizzare e radicare l’adozione.
Dalla pubblicazione emerge come l’adozione dell’AI all’interno del sistema produttivo italiano sia in crescita costante e regolare, anche se il livello generale rimane inferiore alla media europea, e non di poco. A fine 2025 il 27% delle imprese (con almeno 20 addetti) dichiarava di aver implementato l’AI nelle sue attività; e i dati dei primi mesi del 2026 rivedono al rialzo la percentuale, portandola al 32%. Già oggi, insomma, un terzo delle aziende fa uso di queste tecnologie.
Si tratta però, nella maggior parte dei casi, di un’implementazione marginale e frammentaria, non di sistema. L’impiego dell’IA si concentra soprattutto nell’ottimizzazione e nella velocizzazione di attività e di processi già consolidati all’interno delle aziende. Solo il 5% delle imprese ricorre a queste tecnologie in maniera profonda e radicale, più innovativa. Alla radice dell’adozione lenta dell’AI e del divario con la situazione più avanzata di altri paesi europei sembrano esserci diverse cause. Ma il problema principale è la carenza di competenze, in special modo nelle aziende più piccole.

VISIONI | World Monitor
8 Giugno 2026 – Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati dai conflitti e dalla crisi geopolitica in medio oriente. Una crisi caotica, il cui caos si è manifestato anche nel mondo dell’informazione e del giornalismo. Guerra e verità non sono mai andate a braccetto, ma con le tecnologie attuali questo rapporto si è ulteriormente incrinato. Fake news, video prodotti dall’AI ma spacciati per reali, pseudo informazione prodotta e rilanciata da influencer e creator (non di rado ingaggiati da agenzie governative e di regime)… hanno prodotto un insieme frammentato di notizie, che rende praticamente impossibile avere un quadro veritiero di ciò che accade nelle aree di conflitto.
World Monitor è un sito che prova a colmare questa lacuna. Di fatto è una sorta di dashboard, una tavola infografica interattiva, che monitora e utilizza strumenti di geolocalizzazione per fornire una restituzione immediata e schematica, ma documentata e in tempo reale, dei conflitti e delle crisi che si stanno consumando sul pianeta. Per farlo, ricorre a diverse basi di dati provenienti da satelliti e infrastrutture: la posizione di aerei militari e civili, le rotte navali e delle petroliere, il rilevamento termico di incendi ed esplosioni, il corretto funzionamento dei cavi sottomarini, delle centrali elettriche e nucleari, delle connessioni internet. A questi dati incrocia le informazioni giornalistiche, dando però a queste un peso proporzionale all’attendibilità e all’autorevolezza delle fonti. Il risultato è uno strumento che permette di mettere un po’ d’ordine al caos contemporaneo.

TENDENZE | AI Index Report 2026
25 Maggio 2026 – L’Università di Stanford ha da poco pubblicato il suo nuovo AI Index Report. Il report, giunto alla nona edizione, fa il punto sullo stato dell’arte delle tecnologie AI: i traguardi raggiunti, gli sviluppi nei vari paesi, la penetrazione nelle società e nel tessuto produttivo. Dalle pagine del report emerge subito una cosa: l’AI non smette di correre. I modelli che si avvicendano raggiungono risultati sempre più importanti; allo stesso tempo la diffusione delle tecnologie è sempre più estesa e capillare, raggiungendo il 53% della popolazione. Un’AI sempre più brava e capace: i modelli recenti hanno raggiunto o superato l’uomo in test di scienza, logica e matematica di livello universitario. Dal punto di vista della competizione nazionale, la Cina ha di fatto raggiunto gli Stati Uniti. Più in generale, il baricentro si sta spostando verso l’Asia – anche la Corea del Sud infatti sta facendo passi da gigante nello sviluppo e nell’applicazione di tecnologie AI.
C’è senza dubbio anche un rovescio della medaglia in questa crescita senza sosta: il costo ambientale. I consumi di energia elettrica e di acqua per alimentare e raffreddare i server crescono di giorno in giorno. Ormai l’AI consuma quanto uno stato come la Svizzera. In un contesto globale in cui gli effetti del cambiamento climatico sono evidenti e in cui le politiche di molti paesi sono sempre più orientate alla sostenibilità e alla mitigazione del danno, il consumo di risorse imposto dall’AI è senza dubbio problematico e dovrà essere affrontato e gestito il prima possibile.

AMBIENTE | Energie rinnovabili in Europa 2025
11 Maggio 2026 – Il tema dell’energia in Europa è tornato di tremenda attualità con l’esplosione della crisi geopolitica in Medio Oriente. Il conflitto in stallo, il blocco navale dello stretto di Hormuz, le speculazioni in atto, sono elementi che provocano un impennata dei costi dei combustibili fossili, con ripercussioni per tutti: per i cittadini, per le amministrazioni pubbliche, per le imprese.
Negli ultimi anni però l’UE ha puntato molto, sia per ragioni di sostenibilità ambientale che di indipendenza energetica, sulle fonti di energia rinnovabili. Ma qual è la situazione oggi?
Poche settimane fa Eurostat ha pubblicato le statistiche relative alla produzione di energia rinnovabile dell’anno scorso. Nel 2025 il 47,3% dell’energia prodotta in Europa è stata generata da fonti rinnovabili: eolico, solare, idroelettrico, geotermico e biofuel. Il dato, preso a sé, non è male – si tratta pur sempre di quasi metà dell’intera energia prodotta – ma se si guarda al 2024 non si nota un particolare miglioramento. Due anni fa infatti la percentuale era del 47,2. La situazione sembra un po’ in stallo.
Tra i dati nazionali spicca quello della Danimarca: l’anno scorso più del 90% dell’energia prodotta proveniva da fonti rinnovabili; all’altra estremità della classifica c’è invece Malta, dove solo il 16,2% dell’energia viene da fonti sostenibili.
E l’Italia? Il nostro paese si colloca pochi decimali sopra la media continentale, con una produzione di energia da fonti rinnovabili che l’anno scorso è arrivata 47,7%

TENDENZE | Lens – Digitale e Intelligenza Artificiale
27 Aprile 2026 – Nel vibrante panorama globale dell’Intelligenza Artificiale le più attive protagoniste sono le grandi superpotenze contemporanee, gli Stati Uniti e la Cina, con l’Europa relegata ad un ruolo piuttosto marginale. In realtà, per il Vecchio Continente, le cose sembrano essere un po’ più complesse e, per certi punti di vista, recuperabili. Questo almeno è ciò che è emerso nel corso di “Lens – Digitale e Intelligenza Artificiale: una priorità strategica per Italia e Europa”, evento organizzato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico, in collaborazione con l’ufficio del Parlamento Europeo e la Rappresentanza della Commissione Europea a Milano lo scorso mese.
Lens ha evidenziato come ci sia ancora spazio per una via europea dell’intelligenza artificiale, capace di districarsi tra risultati tecnologici, crescita economica e valori etici. Una via in grado di adattarsi e valorizzare quelle che sono le peculiarità politiche, sociali ed economiche che caratterizzano e distinguono il Vecchio Continente.
Certo, ci sono moltissime cose da fare e distacchi da recuperare. Uno dei più urgenti: la sovranità digitale. Italia ed Europa non possono più permettersi di non avere il pieno controllo delle infrastrutture tecnologiche, subendo scelte politiche ed economiche fatte in altre aree del mondo. Dopo l’Ai Act, pionieristico ed essenziale, è ora che l’Europa faccia scelte strategiche per creare un ecosistema dell’innovazione importante e competitivo.

AMBIENTE | UE: emissioni giù del 90% entro il 2040
13 Aprile 2026 – Lo scorso 7 Aprile è stato un giorno importante nelle politiche ambientali europee: è entrato infatti in vigore il Regolamento 2026/667, attraverso il quale l’UE si è data un traguardo ambizioso: ridurre le emissioni inquinanti di gas a effetto serra del 90% entro il 2040 (rispetto ai livelli del 1990). Non si tratta di una semplice dichiarazione di intenti, ma di un obbligo giuridico che coinvolge tutti i 27 stati dell’Unione.
L’obiettivo che si è data l’Unione può sembrare eccessivamente vincolante e utopistico, ma non va dimenticato che si inserisce in un percorso di politiche ambientali iniziato diversi anni fa e che sta procedendo, tutto sommato, secondo i piani. Dagli ultimi dati sembra infatti che i Paesi dell’Unione saranno in grado di centrare l’obiettivo intermedio del 2030, che prevede la riduzione delle emissioni del 55%. Già oggi, insomma, inquiniamo più o meno la metà di quello che inquinavamo una trentina di anni fa. Ma anche il termine del 2040 è solo un traguardo parziale, visto che l’obiettivo finale è quello della neutralità climatica entro il 2050.
Ora ogni singolo paese è invitato ad aggiornare le proprie politiche energetiche e industriali. E naturalmente, al centro delle riflessioni, un ruolo fondamentale ce l’hanno proprio le imprese – in special modo quelle manifatturiere e le più energivore – che dovranno agire concretamente per ridurre il proprio impatto ambientale entro un termine che non è poi così lontano.

LETTURE | Dati sensibili
23 Marzo 2026 – Le ricerche che facciamo sui motori di ricerca, le emoji che utilizziamo più frequentemente nella messaggistica, il numero di volte che tocchiamo uno schermo nell’arco della giornata, il numero di like messo sui social network… sono tutte attività, se vogliamo piccole, ma diffuse, numerosissime e capillari, che raccontano complessivamente l’uomo di oggi e la società contemporanea. Sono azioni, comportamenti, interazioni, eventi che permettono di configurare una vera e propria antropologia digitale. Perché, dietro ai dati, c’è sempre una persona, una comunità, una società. Ci sono attività umane aldilà dei numeri e dei dati prodotti e raccolti dai dispositivi digitali che utilizziamo tutti i giorni. E così, guardandoli e studiandoli bene, quei dati possono diventare altro: pixel di una grande e cangiante immagine che ci consente di leggere e capire meglio il mondo.
Dati sensibili è un saggio che prova a definire l’uomo di oggi attraverso la lettura e l’interpretazione dei dati che produciamo e ci scambiamo incessantemente. L’autrice, Alice Avallone, si occupa da anni di data humanism, una disciplina che consente di conoscere e capire le attività umane attraverso la lettura e l’interpretazione di dati, grafici e numeri. Il libro è anche un invito a trattare i dati non come oggetti freddi, asettici e astratti, ma come entità calde capaci di rappresentare l’esperienza umana nella sua eterogeneità e complessità.

TENDENZE | Datacenters
9 Marzo 2026 – I dati sono tra gli elementi che più caratterizzano i nostri tempi. Aziende e istituzioni, ma anche semplici cittadini, generano, stoccano, elaborano quantità sempre più importanti di dati e informazioni. Ma dove si trovano, dove vengono conservati tutti questi dati? Statista ha recentemente quantificato e analizzato la distribuzione dei data center in tutto il mondo, con spunti interessanti, che fanno capire la natura sempre più rilevante di queste infrastrutture.
Oggi ci sono più di 11000 data center diffusi in tutti i continenti del globo. Il paese che ne detiene di più, non sorprende, sono gli Stati Uniti, con più di 4000 centri che stoccano ed elaborano dati. Il secondo posto in questa speciale classifica va al Regno Unito, con 500 data center, mentre il terzo va alla Germania, staccata di poche unità. Il distacco con gli USA è notevole, senza dubbio, ma se la statistica viene osservata in scala continentale allora lo scarto si riduce parecchio. In Europa ci sono infatti complessivamente 3500 data center.
E in Italia? I 209 data center attualmente presenti sul territorio nazionale ci collocano al decimo posto generale di questa classifica. Non male in senso assoluto, ma ancora un po’ indietro se si guardano i dati relativi, soprattutto se si comparano con i paesi dell’Europa settentrionale. La minuta Danimarca ha circa un terzo di data center rispetto all’Italia, ma con una popolazione di appena 6 milioni di abitanti, un decimo di quelli italiani; l’Olanda ha quasi lo stesso nostro numero di data center, ma con un terzo di popolazione.

LETTURE | Noi e la macchina
23 Febbraio 2026 – Se qualcuno ci chiedesse di pensare a qualcosa di innovativo, il nostro pensiero molto probabilmente andrebbe ad un dispositivo o a un sistema tecnologico, a un oggetto avanzato e tecnologicamente rivoluzionario. Oggi penseremmo probabilmente a qualche nuovo dispositivo digitale; se ci avessero fatto quella domanda qualche decennio fa avremmo pensato al personal computer; andando ancora più indietro nel tempo avremmo pensato alla lampadina o a qualcosa legato all’elettricità e, andando fino agli albori della Rivoluzione Industriale, alla macchina a vapore.
Ma l’innovazione non è solo una questione tecnologica. La vera innovazione avviene solo se, parallelamente all’avanzamento tecnologico, succede qualcosa anche uno a livello sociale, con effetti sul piano umano, morale ed etico. La vera innovazione è sempre una faccenda sociotecnica e socioculturale. Se invece la si considera solo dal punto di vista tecnico, si rischia di perderne il controllo, di creare un pericoloso scollamento tra la macchina e l’uomo.
È questa la tesi di fondo di “Noi e la macchina”, un saggio che prova a mettere in una prospettiva diversa il grande tema dell’innovazione. Gli autori propongono l’idea di un’innovazione positiva, in cui l’uomo torna al centro dell’attenzione: è l’uomo che deve orientare il progresso tecnologico; è l’uomo che deve essere il beneficiario di tale progresso. Come dicono efficacemente gli autori nell’introduzione “ciò che occorre è umanizzare la tecnica e non macchinizzare l’uomo”.

VISIONI | Calculating Empires
9 Febbraio 2026 – Il rapporto tra potere e tecnologia è un tema che da secoli condiziona la struttura delle società e i rapporti di forza tra le nazioni. È un rapporto complesso e molto sfaccettato, che si articola nelle diverse declinazioni con cui si manifesta il potere, e si connette ai diversi ambiti in cui si sviluppano e vengono impiegate le tecnologie.
Kate Crawford e Vladan Joler, artisti e ricercatori, lei australiana, lui serbo, hanno provato a mettere ordine su questo tema attraverso un ambizioso e imponente lavoro, che è un po’ opera d’arte e un po’ ricerca accademica: un’immensa mappa, una dettagliatissima tavola infografica che analizza come la relazione tra potere e tecnologia si sia evoluta dal 1500 a oggi.
Il lavoro è visibile on line, sul sito calculatingempires.net, in una versione bidimensionale navigabile in cui è bello perdersi scoprendo la genealogia della relazione potere-tecnologia. Ma nel corso degli ultimi due anni l’opera ha preso forma anche nello spazio reale, in una suggestiva e coinvolgente configurazione: una grande installazione a parete lunga quasi 25 metri, un ambiente buio immersivo, una scatola nera che avvolge gli osservatori. Osservare la mappa diventa un’intensa esperienza fisica che permette di scoprire 500 anni di storia. L’opera è stata recentemente acquisita dal Rijksmuseum Twenthe di Enschede, in Olanda; ma un paio di anni fa era stata allestita anche in Italia, presso l’Osservatorio di Fondazione Prada, a Milano.

LETTURE | Antimacchine. Mancare di rispetto alla tecnologia
26 Gennaio 2026 – Le tecnologie contemporanee sono ovunque: ci aiutano nel lavoro, ci assistono nella vita di tutti i giorni, ci mettono in contatto e ci fanno interagire con persone e amici, ci divertono e intrattengono… Ma, allo stesso tempo, i dispositivi e le interfacce a cui siamo costantemente connessi ci fanno percepire la tecnologia come una minaccia, con la sensazione che ci sottragga tempo, dati e informazioni, che ci distragga e ci faccia perdere attenzione e concentrazione, che ci nasconda qualcosa, che ci imponga le sue regole. E se si provasse a usare la tecnologia a modo nostro, non curandosi delle regole prestabilite, spingendosi nell’uso improprio e canzonatorio, nello sbaglio deliberato, nell’errore fatto di proposito? È quello che spesso fanno molti artisti e creativi contemporanei, promuovendo in questo modo delle riflessioni e delle prese di coscienza collettive sul rapporto che c’è tra tecnologia e tessuto sociale.
Antimacchine, di Valentina Tanni, è un libro che esplora il lavoro di artisti, hacker, attivisti e comuni utenti che deliberatamente non seguono il libretto delle istruzioni e usano le tecnologie contemporanee – in primis la rete e i dispositivi digitali – in modo radicale, sovvertivo, ironico. Scoprire queste pratiche irrispettose si traduce in un invito alla riflessione sull’orizzonte tecnologico attuale, a coltivare uno scetticismo costruttivo che sollecita il lettore a riappropriarsi dello spirito critico e della libertà creativa.

VISIONI | DAG – Digital Art Gallery Gorizia
12 Gennaio 2026 – Si è concluso da pochi giorni il 2025, un anno che ha visto protagonista la città di Gorizia – congiuntamente alla dirimpettaia Nova Gorica – in veste di Capitali Europee della Cultura. Il fitto programma di incontri, mostre, concerti che ha caratterizzato il calendario culturale goriziano si è concluso con un evento davvero speciale e ambizioso: il 17 Dicembre è stata inaugurata la DAG, la Digital Art Gallery di Gorizia. Un’apertura che si inserisce in una strategia che pone la città come punto di riferimento italiano e internazionale per le arti digitali e immersive.
La DAG non è una tradizionale galleria d’arte, ma un vero e proprio tunnel (progettato a fine ‘800, realizzato nella prima metà del XX° secolo e utilizzato come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale) il cui imbocco principale si affaccia a Piazza Vittoria, in pieno centro cittadino. La volta del tunnel è stata avvolta da ledwall in grado di visualizzare immagini in movimento sulla superficie della galleria: 1000 metri quadrati di proiezioni, che la rendono la galleria digitale più grande d’Europa.
A inaugurare la DAG è stato invitato Refik Anadol, uno degli artisti più noti nell’ambito delle new media art, pioniere nell’utilizzo di dati e machine intelligence in ambito creativo. L’artista ha sviluppato per l’occasione Data Tunnel, un’opera concepita per la geometria dello spazio goriziano, che sarà possibile vivere e attraversare per tutto il 2026

TENDENZE | Imprese e Ict – 2025
22 Dicembre 2025 – Qualche giorno fa l’Istat ha pubblicato il suo report annuale su Imprese e Ict, che monitora e analizza le modalità e il grado di adozione dell’information technology all’interno del tessuto produttivo italiano.
Complessivamente la penetrazione dell’ict nelle aziende ha un andamento positivo, con dati generali che mostrano miglioramenti significativi rispetto solo ad un anno fa, anche se non mancano alcuni punti più critici. Tutto sommato il paese sembra sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi fissati dal Decennio Digitale Europeo, il programma strategico per la trasformazione digitale dell’Unione Europea entro il 2030.
Naturalmente, vista la sua attualità, il report si concentra molto sulla diffusione dell’AI nel mondo produttivo. L’introduzione dell’intelligenza artificiale ha registrato nell’ultimo anno una crescita importante. Ma emerge anche come la mancanza di competenze adeguate ne frena l’adozione, con molte aziende che hanno valutato ma poi non realizzato investimenti in IA.
Un altro dato importante che emerge, ma non sorprende, è il divario ancora accentuato tra grandi imprese e le PMI. Per gran parte delle prime, l’Ict è un elemento imprescindibile, radicato e fondamentale nella struttura delle aziende più grandi; ci sono invece ancora molte piccole e medie imprese in cui l’information technology ha appena fatto il suo ingresso, o ha un ruolo marginale e non centrale nelle dinamiche aziendali.

EVENTI | Settimana della Cultura d’Impresa
9 Dicembre 2025 – Nella seconda metà di novembre si è svolta la Settimana della Cultura d’Impresa, l’iniziativa promossa da Confindustria e Museimpresa per la valorizzazione del patrimonio culturale delle imprese. Il tema di quest’anno – l’iniziativa è giunta alla ventiquattresima edizione – è stato “Raccontare l’intraprendenza. Per fare crescere le imprese aperte e connesse”. Un titolo che suona come un invito a guardare le imprese come realtà vive e osmotiche, ben radicate nei territori, in grado di produrre valori e benessere nelle comunità, permeabili alle questioni e ai temi sociali più attuali e importanti. Durante la settimana un fitto programma di eventi – percorsi guidati, workshop, talk, aperture straordinarie, mostre, visite agli archivi e ai musei d’impresa – ha permesso ad un pubblico curioso ed eterogeneo di scoprire la storia e l’identità delle aziende, capirne il ruolo all’interno del tessuto sociale e produttivo in cui operano, promuovendo una relazione più articolata tra imprese, cittadini, istituzioni.
Da quest’anno, inoltre, la Settimana della Cultura d’Impresa si arricchisce di una nuova iniziativa: la Giornata Nazionale Imprese Aperte. Un’occasione in più per conoscere direttamente e più intimamente le imprese, un giorno speciale in cui le aziende aprono le proprie porte alle scuole e ai cittadini, per farli osservare e toccare con mano i processi produttivi, le tecnologie, il saper fare custodito all’interno di uffici e stabilimenti.

LETTURE | Criptopoetica
24 Novembre 2025 – Trascorriamo la giornata passando da uno schermo all’altro: da quello del computer quando siamo al lavoro a quello televisivo quando rientriamo a casa; per non parlare dello schermo dello smartphone, che controlliamo appena possiamo, o a quello dello smartwatch; per finire con quello del reader, che “sfogliamo” a letto prima di addormentarci.
Noi osserviamo gli schermi; ma anche loro, allo stesso tempo, osservano noi. Ma poi, questi rettangoli di pixel, se si chiamano schermi: cosa schermano, cosa ci nascondono?
È questa la domanda provocatoria alla base di Criptopoetica, un saggio originale e acuto sull’opacità delle tecnologie che modellano la nostra quotidianità. Originale perché chi l’ha scritto, Nadim Samman, non è un filosofo o un tecnologo, bensì un rinomato curatore e critico d’arte, che affronta un tema delicato come questo, legato alle tecnologie, intrecciandolo con l’estetica, la politica, l’immaginazione.
Per l’autore, infatti, sono proprio l’arte e la poesia gli strumenti in grado di far luce sugli aspetti nascosti e opachi delle tecnologie digitali contemporanee. Sono gli artisti che possono assumere il ruolo di esplorare il celato e l’invisibile, addentrandosi alla ricerca di segni, narrazioni e forme che possano rivelare l’impatto sociale, politico e spirituale della tecnosfera. Il saggio consente di muoversi nelle zone d’ombra della tecnologia, invitandoci a guardare oltre i pixel e l’interfaccia, con occhio attento e critico.

VISIONI | DIAGRAMS
10 Novembre 2025 – L’infografica in questi anni sta vivendo un periodo importante, sia in termini di diffusione che di sviluppo ed evoluzione. Tutto ciò che guardiamo e con cui interagiamo – i media, le app, le dashboard – è sempre più infografico. Ma l’infografica non è una cosa recente o legata all’affermazione delle tecnologie digitali e informatiche, l’uomo ha sempre cercato soluzioni visive che gli permettessero di visualizzare e sintetizzare elementi complessi, per aiutarlo a comprendere la realtà e a prendere le giuste decisioni.
Presso la sede veneziana di Fondazione Prada, fino a fine Novembre, una ricca e ambiziosa mostra prova a raccontare le radici, le declinazioni e le applicazioni dell’infografica.
Diagrams è un progetto espositivo dello studio AMO/OMA, fondato dall’archistar Rem Koolhaas. Nei due piani del sontuoso palazzo settecentesco della Fondazione, il percorso espositivo presenta la visualizzazione di dati come un potente strumento che consente di costruire senso e significato, che permette di comprendere, analizzare e capire il mondo, ma anche di manipolarlo e di trasformarlo. La mostra è divisa in sezioni, che affrontano temi centrali delle società e delle attività umane: Ambiente costruito, Salute, Disuguaglianza, Migrazione, Ambiente naturale, Risorse, Guerra, Verità e Valore. A prescindere dal tema, dalla tipologia e dal medium in cui viene declinata, nell’infografica sono sempre insite funzioni didattiche e/o di persuasione, che hanno un ruolo chiave nei processi culturali, nella creazione e diffusione della conoscenza.

VISIONI | EN-ROADS
27 Ottobre 2025 – In Europa la lotta ai cambiamenti climatici, seppur con intoppi, procede. Poche settimane fa la Commissione Europea ha diffuso un report quasi sorprendente, in cui emerge come il percorso verso un’Europa sostenibile sia realizzabile e non utopistico: i dati reali registrati sono, almeno per ora, in linea con gli obiettivi teorici prefissati; le politiche intraprese dagli stati dell’Unione stanno dando i loro frutti.
Uno dei motivi per cui nell’opinione pubblica permane un certo scetticismo verso il tema del cambiamento climatico e delle politiche di sostenibilità è che il clima è un complesso e dinamico iper-oggetto: grande come il pianeta, fuori scala per la nostra percezione, oltre le nostre possibilità di esperienza.
Climate Interactive, in collaborazione con il prestigioso MIT di Boston, ha sviluppato EN-ROADS, un simulatore on line che offre al pubblico la possibilità di testare ed esplorare gli effetti di trenta fattori globali sul cambiamento climatico. Si tratta di una dashboard articolata, non così facilissima da comprendere e maneggiare all’inizio, in cui è possibile intervenire sui parametri delle politiche climatiche globali e quindi variare le condizioni del pianeta. Cosa succederebbe se non si utilizzasse più il carbone? Se la popolazione cesserebbe di aumentare? Quale mix di azioni coordinate posso intraprendere per fare in modo che la temperatura media globale non salga di oltre 1,5° nel 2100?

LETTURE | Machine Habitus, sociologia degli algoritmi
13 Ottobre 2025 – In questi ultimi anni, se c’è una parola che si è diffusa a macchia d’olio in maniera repentina, uscendo dagli ambiti tecnici e informatici per diventare termine d’uso comune e “pop”, quella è senza dubbio algoritmo. Certo, a volte il concetto di algoritmo viene utilizzato in maniera imprecisa e approssimativa, ma senza dubbio la sua diffusione è comprensibile e giustificata. Ogni giorno una costellazione di sistemi algoritmici contribuisce alla percezione della realtà e alla costruzione della società; gli algoritmi decidono cosa mostrare e nascondere, cos’è rilevante e irrilevante, dividono l’utile dall’inutile. E lo fanno in ecosistemi tecnologici che si basano sulle scelte e le abitudini dei nostri comportamenti on line, condizionandoli a loro volta. Curiosamente, almeno finora, la sociologia si è occupata marginalmente o solo indirettamente del rapporto tra algoritmi e società. Machine Habitus è un libro che muove i primi passi in questo territorio ancora poco esplorato. E lo fa attraverso una prospettiva innovativa, sostenendo la necessità di considerare sia gli individui che le macchine “intelligenti” come agenti attivi nella formazione dell’ordine sociale. L’autore suggerisce anche un atteggiamento critico: perché questa interazione profonda e continua tra tecnologie e società può riprodurre e amplificare disuguaglianze, modellare comportamenti e distorcere le opinioni in modi non così limpidi e con conseguenze imprevedibili.

TENDENZE | Elements of AI
22 Settembre 2025 – C’è un gran fermento attorno all’AI: a livello tecnologico, economico, politico e, non ultimo, anche in ambito educativo. Si stanno moltiplicando opportunità e iniziative che cercano di formare studenti, professionisti, cittadini in grado di comprendere cos’è l’Intelligenza Artificiale: per non averne paura, per utilizzarla consapevolmente e in sicurezza, per implementarla nelle attività quotidiane e lavorative. L’offerta educativa è variegata ed eterogenea: dai corsi on line di poche ore, agli studi pluriennali nelle università. La cosa più difficile, per certi versi, è proprio quella di orientarsi e capire quale possa essere il percorso più consono ai propri obiettivi.
Tra le tante opzioni, una tra le più interessanti è Elements of AI, un corso on line da fare comodamente a casa, con il proprio computer, seguendo i tempi e i ritmi di apprendimento personali. Sviluppato dall’Università di Helsinki, ha l’obiettivo di far capire a tutti, al di là dei pregiudizi e dei luoghi comuni, che cos’è l’Intelligenza artificiale. Già seguito in tutto il mondo da oltre un milione di persone, le sue lezioni teoriche e i suoi esercizi sono disponibili anche nella versione italiana (grazie alla promozione del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale e all’Università degli Studi Roma Tre). È un corso introduttivo, che chiunque con un po’ di attenzione e un pizzico di buona volontà può seguire, per cominciare a entrare in contatto con un universo disciplinare affascinante e in continuo sviluppo.

TENDENZE | Green Deal, a che punto siamo
8 Settembre 2025 – Alcune settimana fa la Commissione Europea ha diffuso una valutazione dei Piani Nazionali Integrati per l’Energia e il Clima. La notizia è passata piuttosto in sordina dai media. Certo, è un periodo complesso, con conflitti e tensioni economiche che guadagnano le prime pagine, ma sarebbe stata una notizia capace di infondere un po’ di ottimismo e fiducia in un presente così difficile. Perché, dati alla mano, il Green Deal sembra procedere bene: i paesi dell’Unione complessivamente stanno rispettando gli obiettivi di lotta ai cambiamenti climatici che erano stati prefissati. L’obiettivo era quello di di tagliare le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030. Secondo i calcoli della Commissione, continuando con questo ritmo, si dovrebbe arrivare al 54%, solo un punto sotto.
Un decennio di politiche di protezione ambientale, di trattative estenuanti tra i paesi, di investimenti che hanno coinvolto istituzioni, aziende e cittadini, sta dando i suoi frutti, seppur il clima sempre più polemico e critico degli ultimi anni. Le emissioni dell’intero Vecchio Continente si sono quasi dimezzate rispetto al 1990. Un risultato che sembrava impossibile, pura teoria destinata a rimanere sulla carta, e che invece si sta materializzando.
Ora le istituzioni europee hanno alzato ancora l’asticella: entro il 2040 le emissioni si dovranno ridurre del 90%, per arrivare alla neutralità entro il 2050. Obiettivi che forse, ora, non sembrano più così utopistici.

TENDENZE | Il Codice di Condotta l’A.I.
28 Agosto 2025 – Qualche settimana fa è avvenuto qualcosa di importante nell’ambito dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e della sua regolamentazione da parte delle istituzioni europee. I primi giorni di Agosto è infatti entro in vigore il Codice di Condotta per l’Intelligenza Artificiale di uso generale, uno strumento che ha l’obiettivo di aiutare le imprese ad allinearsi con le regole previste dall’AI Act, promulgato lo scorso anno. L’elaborazione del Codice di Condotta è frutto di 13 esperti indipendenti, che hanno lavorato in sinergia e dialogo con oltre 1.000 stakeholder: sviluppatori, ricercatori e accademici, tecnici ed esperti di sicurezza, delegati di imprese, istituzioni e organizzazioni di tutto il continente.
Sono tre i capitoli su cui il Codice si concentra: Trasparenza, Diritto d’autore, Sicurezza e Protezione. I capitoli sulla Trasparenza e sul Diritto d’autore offrono ai fornitori di modelli di I.A. un protocollo da seguire per dimostrare la conformità ai propri obblighi, ai sensi dell’AI Act. Sicurezza e Protezione riguarda invece i modelli I.A. più avanzati e delicati, dove possono insinuarsi rischi maggiori per l’ambito in cui vengono utilizzati o in cui opera l’azienda (come ad esempio per le aziende del comparto della sanità o della difesa). Sempre a partire dalle indicazioni dell’AI Act, il Codice ha elaborato delle pratiche per l’identificazione e la mitigazione dei rischi.
L’AI non deve essere solo innovativa, ma anche sicura e trasparente.

VISIONI | MIAI, Museo Interattivo di Archeologia Informatica
4 Agosto 2025 – Estate: tempo di vacanze e di viaggi, spesso verso Sud. Se il Sud è quello italiano, calabrese, e tra spiagge incantevoli, scenari da cartolina e cene memorabili rimane il tempo per un po’ di turismo culturale, allora ci si potrebbe dirigere nel cosentino per visitare un’inusuale realtà come Il Museo Interattivo di Archeologia Informatica, a Rende.
Ecco, forse Rende non è tra i luoghi gettonati per le vacanze estive, e i più – almeno durante le ferie – vorrebbero avere a che fare il meno possibile con computer e aggeggi informatici, ma il MIAI potrebbe rivelarsi un’esperienza davvero interessante. Perché interessanti sono la sua storia e la sua collezione: il MIAI nasce nel 2002 grazie all’intraprendenza e alla passione di studenti ed ex studenti dell’Università della Calabria. La collezione consiste di migliaia di oggetti: computer, interfacce, calcolatrici, software, dispositivi di memoria… che raccontano l’evoluzione delle tecnologie informatiche negli ultimi 70 anni. Interessante anche come si è costituita la collezione: in gran parte si tratta di dispositivi donati da aziende e istituzioni, private e pubbliche, in primis proprio l’Università della Calabria. E non manca una vasta biblioteca, con migliaia di documenti, specializzata in libri, manuali d’epoca e riviste scientifiche. La missione del MIAI è quella di custodire oggetti di una tecnologia che si è evoluta – e continua ad evolversi – in maniera vertiginosa, come mai era successo nella storia umana; e di offrire una chiave di lettura per comprendere la cultura contemporanea.

RICORRENZE | Luglio 1985, Il lancio dell’Amiga 1000
21 Luglio 2025 – Oggi, nell’ecosistema digitale in cui ci muoviamo costantemente – fatto di computer desktop, laptop, smartphone, smartwatch e device vari – la grafica e la multimedialità dei dispositivi sono cose che diamo per scontate. Ci sembra normalissimo avere schermi che reagiscono al nostro polpastrello, con risoluzioni da migliaia di pixel, capaci di codificare milioni di colori; ci sembra altrettanto normale che questi dispositivi possano riprodurre fedelmente e ad altissima qualità musica e film; per non parlare delle app e dei videogiochi, con cui interagiamo in molteplici modi.
Ma non è sempre stato così. In un passato neanche troppo lontano il rapporto con i dispositivi informatici era molto meno “mediato”. La multimedialità è stata un percorso graduale. Tra le tappe significative di questa conquista, una delle più importanti è il lancio sul mercato del computer Amiga 1000, a metà anni ’80. L’Amiga arrivò in un’epoca dominata da sistemi basati sul testo e interfacce rudimentali. In questo contesto, l’Amiga irruppe sulla scena con una gamma di colori sorprendente, audio stereo, un’interfaccia utente grafica – caratteristiche che lo ponevano anni luce avanti rispetto alla concorrenza. Il successo commerciale dell’Amiga fu un vero e proprio spartiacque nel settore, diventando un punto di riferimento per molte delle tecnologie che oggi diamo per scontate. L’Amiga fu presentato al pubblico proprio nel mese di Luglio, nel 1985. Un glorioso quarantenne.

TENDENZE | The 2025 AI Index Report
7 Luglio 2025 – A che punto è, oggi, l’AI? Quali sono le cose che sa davvero fare? In quali competenze ha già surclassato la mente umana? In quali invece fa ancora fatica? In quali ambiti si sta diffondendo più rapidamente? Con quali risvolti economici? E con quali ricadute nelle società, nelle aziende, nelle istituzioni, nel mondo del lavoro?
La prestigiosa università californiana Stanford ha da poco pubblicato un corposo report che, in maniera rigorosa e analitica, risponde a questi e molti altri quesiti inerenti l’AI e i suoi sviluppi più recenti. Il volume è costituito da oltre 450 pagine, che offrono un quadro davvero esaustivo sui traguardi raggiunti dall’Intelligenza Artificiale. Ma quali sono gli aspetti più importanti che emergono dal report?
Innanzitutto, in generale, è oggettivo come il divario tra il ragionamento umano e quello delle macchine si stia riducendo, velocemente e senza sosta; in alcuni compiti (come matematica avanzata o analisi visiva) l’AI è già più brava di noi. Ed è altrettanto evidente come il ricorso all’AI si stia affermando in gran parte delle attività umane: grazie al settore privato e alle aziende, ma anche grazie alle istituzioni e ai governi, che hanno cominciato a spingere l’AI attraverso politiche aggiornate e forti investimenti. Anche la fiducia da parte degli individui mostra segni positivi, seppur ci siano diversi paesi (tra i quali spiccano proprio gli U.S.A.) che nutrono ancora molti timori e paure rispetto ai progressi dell’Intelligenza Artificiale.

LETTURE | Conversazioni con la macchina
23 Giugno 2025 – Il fermento generale attorno alle conquiste dell’intelligenza artificiale non si placa, anche tra gli scaffali delle librerie. La tecnologia del momento sta tenendo ben saldi alle scrivanie giornalisti, studiosi, accademici, esperti, ognuno impegnato a scrivere per offrire il proprio contributo e il proprio punto di vista all’articolato dibattito attorno all’intelligenza artificiale.
Valentina Tanni, docente ed esperta di arte in rapporto alle nuove tecnologie, prova ad affrontare il tema da un’altra prospettiva: quella dell’arte e degli artisti. D’altra parte, uno dei modi per capire quali effetti può avere una tecnologia rivoluzionaria sulla società, è proprio quello di vedere come la utilizzano gli artisti, grazie alle loro abilità creative e alle loro visioni pionieristiche.
Conversazioni con la macchina è un saggio rigoroso ma appassionante che indaga il rapporto tra arte e intelligenza artificiale, focalizzandosi sulla relazione tra uomo e macchina (pensante, verrebbe da dire). In special modo, è la relazione tra artisti e AI ciò che interessa all’autrice, una relazione in cui per l’artista l’AI non è tanto un oggetto da utilizzare, bensì un soggetto con cui convivere. La macchina non è quindi un’antagonista, un’entità che ci porta alla dicotomia bellicosa del noi (esseri umani) contro di loro (le macchine), ma uno specchio che ci obbliga a riflettere su chi siamo e sulla nostra condizione contemporanea.

RICORRENZE | 40 anni dalla scoperta del Buco dell’Ozono
9 Giugno 2025 – Era il 1985 quando su Nature si parlò per la prima volta di Buco dell’Ozono. Questo gas velenoso, che forma un velo al confine dell’atmosfera, si stava dissolvendo pericolosamente, in special modo ai poli. I dati erano chiari e inconfutabili, la minaccia era imminente e globale. L’ozono infatti filtra le radiazioni ultraviolette del sole. La nostra stella, fonte primaria di energia e di vita, si stava trasformando in una minaccia per la nostra salute e le nostre stesse esistenze. Ma fin da subito si sapeva la causa: ad attaccare l’ozono erano i Cfc – i clorofluorocarburi, composti chimici prodotti industrialmente dall’uomo per il funzionamento di bombolette spray e impianti di refrigerazione. Bisognava agire immediatamente: i clorofluorocarburi andavano aboliti, in tutto il mondo. Sorprendentemente – almeno se si pensa alla situazione contemporanea, in cui tutto viene messo in discussione, persino la sfericità del pianeta – 197 stati si trovarono d’accordo e, grazie al protocollo di Montreal del 1987, i Cfc vennero messi al bando su scala planetaria.
A quarant’anni dalla sua scoperta, la situazione del Buco dell’Ozono è sensibilmente migliorata, in linea con le previsioni degli scienziati. Lo strato di gas si sta ispessendo ed entro questo secolo la situazione dovrebbe tornare alla normalità.
L’impegno coordinato di 197 stati di tutto il mondo rimane un caso esemplare di quello che l’uomo può fare, quando agisce collegialmente, per risolvere i problemi del pianeta.

LETTURE | Super! Un secolo di energia in Italia
19 Maggio 2025 – Non stiamo vivendo un periodo molto tranquillo: conflitti e tensioni geopolitiche, economie nazionali sempre più chiuse e protettive, e sullo sfondo il grande tema del cambiamento climatico e della salvaguardia dell’ambiente, stanno segnando il nostro tempo. Quando il mondo si fa così nervoso e instabile, uno dei settori che viene maggiormente colpito e condizionato è senza dubbio quello dell’energia. E così si parla sempre più spesso dell’alto costo per le famiglie e per le imprese italiane, delle questioni legate all’approvvigionamento, del ritardo nel passare a fonti alternative e più sostenibili. Ma qual è la storia del settore energetico nel nostro paese?
Super! Un secolo di energia in Italia è un libro che prova a ripercorrere cent’anni di storia energetica italiana, analizzando come la nostra nazione sia passata da una condizione di dipendenza quasi assoluta dalle importazioni a un ruolo di protagonista nel panorama internazionale. Alessandro Lanza, l’autore del libro, si concentra sugli avvenimenti più significativi di questa evoluzione: le visioni dei leader che hanno costruito e avviato il settore, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, gli shock e le crisi petrolifere, le privatizzazioni, fino ad arrivare alle sfide attuali: il cambiamento climatico, le nuove sinergie internazionali, il processo di decarbonizzazione e il ruolo chiave delle fonti rinnovabili in questa transizione.

RICORRENZE | I 50 anni di Microsoft
8 Maggio 2025 – Molti di noi usano i software Microsoft da sempre: da quando, ragazzini, abbiamo acceso il nostro primo pc su cui girava Windows 3.1; passando per le ricerche scolastiche e le tesine universitarie impaginate, non senza qualche imprecazione, sull’indomabile Word; fino a pochi minuti fa, quando abbiamo chiuso l’ultima riunione di lavoro della giornata su Teams. Ma fa comunque un certo effetto scoprire che nei giorni scorsi Microsoft ha festeggiato il mezzo secolo di attività. Anche le aziende informatiche diventano storiche.
Era l’Aprile del 1975 quando Bill Gates e Paul Allen fondano Microsoft. La necessità di dar vita ad un’azienda informatica arrivò dopo lo sviluppo del linguaggio interprete per l’Altair 8800, il primo personal computer della storia. Grazie al software di Allen e Gates, il linguaggio di programmazione Basic – sviluppato da ricercatori statunitensi 10 anni prima, in ambito universitario – si traduceva in istruzioni comprensibili per il computer.
Da quel momento Microsoft è stata protagonista del processo globale di democratizzazione dell’informatica a cui abbiamo assistito a partire dagli anni ’80. I sistemi operativi e i software di Microsoft furono tra i primi a rivolgersi ad un pubblico che non era solo quello di esperti e accademici, ma che puntava ad una platea più estesa, il mondo delle aziende e quello dei non specialisti. Una visione dell’informatica e dei computer ben condensata in una celebre frase di Bill Gates: «L’informazione sulla punta delle dita».

LETTURE | Fuori dal labirinto
28 Aprile 2025 – La transizione energetica, il passaggio dall’utilizzo di fonti energetiche fossili a fonti energetiche più sostenibili, è un processo complesso e articolato. Sono già avvenute transizioni energetiche nella storia umana moderna: il passaggio da legno a carbone nella prima rivoluzione industriale e quella dal carbone al petrolio del ventesimo secolo, ma senza dubbio la transizione in corso è quella più globale e imponente. E si tratta di un percorso tutt’altro che lineare e omogeneo, visto che sempre più spesso l’idea stessa di transizione evergetica viene messa in discussione da preconcetti di matrice puramente ideologica e da analisi superficiali.
Fuori dal labirinto è un saggio che prova a mettere ordine alla questione. Il punto di partenza è che non esiste una soluzione facile per la transizione energetica; e che vanno usate diverse tecnologie, sia quelle che abbiamo già e che si dimostrano valide, sia quelle che stiamo progettando e svilupperemo. Paolo Gallo, l’autore, usa la metafora del labirinto per descrivere la transizione verso un futuro più sostenibile. La transizione è un dedalo di scelte, e bisogna stare attenti a non imboccare vicoli ciechi o false scorciatoie, rischiando di smarri e perdere tempo prezioso nella lotta contro i cambiamenti climatici. Solo una visione aperta e innovativa può realmente portarci fuori dal labirinto dell’indecisione e delle illusioni, verso una transizione energetica sostenibile, competitiva e concreta.

RICORRENZE | World Backup Day
7 Aprile 2025 – Ogni giorno si celebra una “giornata speciale”. Ci sono le giornate legate ai grandi temi storici e della cultura; ci sono le giornate promosse dalle istituzioni per sensibilizzare i cittadini sui temi della salute e della prevenzione delle malattie; ce ne sono altre più insolite e più frivole, nate non si sa bene come o attraverso curiosi processi vernacolari, come la giornata della Nutella, della Carbonara o, immancabile dopo il successo dei gattini sui social, la Giornata del Gatto.
Lunedì scorso si è celebrata una giornata mondiale forse non così popolare, sicuramente di nicchia e “da nerd”: il World Backup Day – la giornata mondiale del backup. Certo, dedicare una giornata mondiale al backup può far sorridere ma, se ci si sofferma un attimo a pensare all’attualità di temi come il furto di dispositivi, la sicurezza informatica e il cyber crime, allora la ricorrenza è più che giustificata. Proprio recentemente il Clusit – l’Associazione italiana per la sicurezza informatica – ha diffuso i dati statistici del suo Rapporto annuale, che mostra come in Italia nel 2024 si sia concentrato ben il 10% degli attacchi cyber globali, con una crescita del 15% rispetto all’anno precedente.
Il 31 Marzo, giorno del World Backup Day, viene ad essere così un pro-memoria, che ci ricorda l’importanza di fare più copie delle nostre cose più care, siano esse documenti e file salvati sui computer, o ricordi e dati sensibili salvati sui nostri smartphone e dispositivi elettronici.

TENDENZE | Gli occupati green continuano a crescere
24 Marzo 2025 – Qualche settimana fa l’Eurostat – l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea – ha pubblicato degli interessanti dati riguardanti l’occupazione nell’ambito della environmental economy. I dati si riferiscono agli anni 2021 e 2022, e non sono quindi aggiornatissimi – soprattutto alla luce delle recenti vicissitudini: le elezioni europee, quelle statunitensi, una congiuntura economica non proprio rosea – ma danno un’idea di quali siano gli effetti della transizione verde in ambito occupazionale a livello continentale.
Il settore è in generale crescita: da un anno all’altro c’è stato un incremento di quasi il 10% degli occupati. Ma la situazione tra i vari paesi che compongono l’Unione non è molto omogenea: abbiamo paesi come la Grecia in cui c’è stato un incremento del 38% di lavoratori green rispetto all’anno precedente, ma anche paesi in cui c’è stata addirittura una contrazione degli impiegati, come a Malta e in Lituania.
E in Italia? L’aumento annuale è stato di ben il 36% di occupati in ambito green. E se Eurostat ha stimato in 5,7 milioni i lavoratori complessivi dell’environmental economy, ben 1,15 milioni sono italiani, un quinto del totale. Anche a livello relativo la situazione in Italia appare piuttosto rosea per il settore: con un’incidenza di 128 lavoratori green ogni 10000 abitanti, siamo al quinto posto in Europa; Francia, Germania e Spagna sono molto più indietro.

LETTURE | Tecnologie della rivoluzione
11 Marzo 2025 – Si sa: le tecnologie non sono mai neutrali. Gli oggetti tecnologici non sono semplicemente dei mezzi innocenti, degli strumenti che assolvono esclusivamente la funzione per cui sono stati creati. Quando una nuova tecnologia o un nuovo dispositivo si affermano e diffondono, gli effetti non si limitano al loro settore di utilizzo e applicazione, ma ci sono ripercussioni su altri livelli, mutando i comportamenti personali e sul piano sociale.
Il saggio “Tecnologie della rivoluzione”, attraverso un interessante itinerario, prova a raccontare una storia inedita della tecnologia, focalizzandosi su come tecnologie chiave della modernità abbiano mutato le società, in alcuni casi a scapito di minoranze, donne, specifici gruppi sociali e ceti più deboli. L’esempio più emblematico è quello delle tecnologie per l’ambiente domestico: forni a microonde, elettrodomestici, aspirapolvere… Si tratta di invenzioni presentate come liberatrici per le donne, capaci di alleviare il lavoro domestico. E invece, come dimostra Huyskes – l’autrice del saggio – la realtà è stata ben diversa: questi dispositivi hanno rafforzato gli stereotipi di genere, intrappolando le donne in attività domestiche sempre più isolate e alienanti.
Si tratta di un libro che spinge il lettore a riflettere sull’universo di oggetti e dispositivi che utilizza ogni giorno; e, soprattutto, apre una riflessione sulle responsabilità sociali di chi innova, di chi progetta, produce e distribuisce questi oggetti, tutt’altro che innocui.

LETTURE | La società della ricompensa
24 Febbraio 2025 – Uno dei fenomeni che più caratterizzano il presente è il processo di gamificazione che investe molteplici aspetti delle nostre esistenze. Complici le tecnologie digitali, la popolarità dei videogames, le efficaci soluzioni dell’UX e dell’UI design, molte attività che svolgiamo ogni giorno sono sempre più caratterizzate da forti elementi interattivi e ludici, che puntano su aspetti di competizione, ricompensa, emozione, divertimento. Che si tratti di un’app per “giocare in borsa”, per il fitness, per imparare una lingua, tutto si trasforma in qualcosa da giocare. La gamification, l’applicazione delle dinamiche tipiche dei videogiochi a contesti non ludici, può indubbiamente portare grandi benefici. Giocare ci aiuta a imparare cose che affrontate diversamente potrebbero risultare noiose, ci spinge a ragionare e a tenerci attivi, a relazionarsi con gli altri. Ma può anche celare anche fattori negativi: alla lunga, la logica della ricompensa diventa frustrante; la competizione senza sosta e per qualsiasi cosa può rendere apprensivi. O, ancora peggio, la gamification può essere utilizzata per scopi tutt’altro che benefici: per chiuderci in una bolla o distrarci da cose più importanti e significative, per condizionare il nostro comportamento e le nostre scelte di consumatori e cittadini.
Adrian Hon, scrittore e programmatore di videogiochi, prova a metterci in guardia su queste derive. Anche perché il processo di gamificazione, con l’avvento di nuove tecnologie, potrebbe diventare ancora più pervasiva e alienante.

TENDENZE | AI e privacy, il parere dei Garanti
3 Febbraio 2025 – Il rapido sviluppo delle tecnologie AI e l’altrettanto repentina diffusione di questi sistemi nelle attività economiche e produttive dei paesi avanzati sta aprendo numerosissime questioni e dibattiti. Fra questi, uno dei più spinosi, che coinvolge direttamente tutti i cittadini, riguarda la privacy: è corretto che per sviluppare e istruire i sistemi AI si ricorra ai dati personali? Quando e in quali condizioni ciò può avvenire?
Il rapporto tra AI e privacy è un argomento molto complesso, che tira in ballo aspetti etici, giuridici e tecnologici. L’Unione Europea ha dimostrato di essere tra le istituzioni più attente e sensibili in questo senso. L’anno scorso l’UE ha approvato l’AI Act, la normativa che si sta occupando di disciplinare l’Intelligenza Artificiale all’interno dei paesi del Vecchio Continente. Recentemente, il Comitato Europeo dei Garanti privacy (Edpb) – l’organo composto da tutti i Garanti dei paesi UE, che ha il compito di guidare l’applicazione delle norme sulla protezione dei dati personali – si è espresso a proposito di AI e privacy, pubblicando un documento che prova a tracciare le linee guida a cui le autorità di tutti i paesi dell’Unione potranno fare riferimento. Si tratta di un documento importante, che può essere considerato una sorta di primo “manuale” sui rapporti tra privacy e IA. L’obiettivo è innanzitutto un tentativo di armonizzazione delle politiche dei vari paesi rispetto a questo tema. Ma si tratta di un documento da tenere d’occhio anche per le imprese che ricorrono all’IA nelle loro attività.

LETTURE | Antropologia degli schermi
20 Gennaio 2025 – Gran parte di noi trascorre buona parte della giornata davanti ad uno schermo: quello del computer mentre si è al lavoro, quello dello smartphone appena si può, quello televisivo quando si è tranquilli a casa, quello del tablet quando si legge prima di addormentarsi; senza dimenticare che ormai anche quando guidiamo abbiamo costantemente sottocchio gli schermi dell’auto, e che persino l’orologio si è evoluto in un piccolo schermo attaccato al nostro polso.
Graziano Lingua e Mauro Carbone, gli autori di Antropologia degli schermi, provano ad analizzare la relazione sempre più radicale e profonda che abbiamo con questi dispositivi, soprattutto in relazione al nostro corpo e alle interazioni che provocano nella sfera personale e sociale. La tesi degli autori è che gli schermi non sono neutri: certo, ci trasmettono fedelmente messaggi, immagini e informazioni, ma sono anche agenti attivi sul piano dell’interazione, influenzando il modo in cui viviamo e sperimentiamo relazioni ed emozioni. Gli schermi non sono delle semplici superfici di mostrazione. Dietro allo schermo e aldilà dei bordi c’è sempre qualcosa che viene nascosto, eluso. Ciò emerge già a livello etimologico: la funzione che associamo allo schermo è quella di visualizzare, di mostrarci qualcosa; eppure, se ci si sofferma un attimo a pensare, il verbo “schermare” vuol dire l’esatto opposto: nascondere, proteggere, eludere alla vista. Azzeccato quindi il sottotitolo del libro: “Mostrare e nascondere, esporre e proteggere”.

RICORRENZE | I primi 50 anni dei personal computer
7 Gennaio 2025 – Se c’è un oggetto che nell’immaginario popolare si associa alle tecnologie avanzate e al futuro, quello è senza dubbio il computer. Quasi ci si dimentica però che i computer sono con noi da svariati decenni: prima nei centri di ricerca e nelle università, e poi, con il passare degli anni, anche nelle attività produttive e sulle scrivanie di casa. Fa un certo effetto quindi scoprire che quest’anno il personal computer compie la bellezza di 50 anni.
Era infatti il Gennaio 1975 quando venne presentato l’Altair 8800, quello che per molti rappresenta davvero il primo personal computer mai lanciato sul mercato. Già da qualche anno avevano fatto capolino dei microcomputer, ma l’Altair 8800 fu il primo a conoscere un reale successo di vendite e a raggiungere popolarità, dando avvio a quel fenomeno di democratizzazione dell’informatica i cui effetti non si sono poi fatti attendere.
Certo, a leggerne le specifiche, c’è quasi da sorridere e provare tenerezza di fronte all’Altair: ha solo 256 Byte di RAM, un’inezia in confronto ai Giga dei computer attuali; l’interfaccia di input era una serie di interruttori, altro che touchscreen e tastiere; per l’interfaccia di output niente schermi, bensì una serie di led che si accendevano o spegnevano in base ai risultati del calcolo. Un computer non proprio user friendly, insomma. Ma sicuramente un tassello importante per la rivoluzione informatica che si avvia proprio in quegli anni.

VISIONI | Dataland, il primo museo sull’AI
16 Dicembre 2024 – Se ne parla da qualche tempo, ma finalmente sembra esserci una data più precisa per la sua inaugurazione: nel corso della primavera del 2025 aprirà a Los Angeles Dataland, il primo museo dedicato all’Intelligenza Artificiale. Si tratta di un fatto importante nell’ambito della cultura contemporanea: l’AI viene ufficialmente “musealizzata”. Un’istituzione autorevole ne sigilla l’importanza e viene legittimata sul piano intellettuale, lasciandosi forse definitivamente alle spalle i controversi dibattiti sulla sua validità degli ultimi anni.
Anche la sede è di quelle importanti: Dataland troverà spazio al The Grand LA, prestigioso complesso disegnato dall’archistar Frank Gehry (l’autore del Guggenheim di Bilbao).
A dirigere il Museo c’è Refik Anadol, uno dei più visionari media artist attuali, pioniere nell’ambito dell’estetica dei dati. Il museo si concentrerà sull’AI art, sugli ecosistemi digitali e la data visualization. Lo farà con mostre, eventi, attività educative e costruendo una collezione. Dataland vuole diventare il punto di riferimento globale di questo settore creativo, in cui l’immaginazione umana e il potenziale delle macchine si incontrano. Ma forse l’aspetto più radicale dell’operazione riguarda l’istituzione-museo in sé: Dataland si prefigge di ripensare l’idea del museo tradizionale, ancora troppo ancorato a dinamiche e modelli della sua origine, non più adatto al panorama tecnologico ed estetico della contemporaneità.

LETTURE | La singolarità è più vicina
16 Dicembre 2024 – Se ci si sofferma sugli scaffali “Saggistica – Tecnologia” delle librerie, ci si trova davanti opere di tante voci autorevoli che dicono la loro sull’Intelligenza Artificiale. Esperti informatici, ricercatori, imprenditori, scienziati, da molteplici punti di vista e aree di expertise, provano a raccontarci cosa sta succedendo nell’ambito dell’AI e, soprattutto, provano a mostrarci il futuro che ci attende. Fra quei libri spicca l’ultima fatica di un autore importante: Ray Kurzweil. Scienziato, innovatore, pioniere nel campo delle discipline informatiche, Kurzweil deve la sua notorietà alla capacità di fare predizioni tecnologiche, che si sono rivelate, il più delle volte, piuttosto azzeccate.
Nel voluminoso libro di Kurzweil traspare il suo consueto tecno-ottimismo: i computer sono sempre più potenti, abbassando i costi di addestramento delle reti neurali; ci sono moli di dati costantemente in crescita, che migliorano la qualità di quell’addestramento; gli algoritmi di apprendimento sono sempre più precisi e performanti, consentendo all’AI di apprendere e ragionare con efficacia; un rapporto uomo-macchina sempre più sinergico, in cui intelligenze umane e artificiali si fondono e operano collaborativamente. Dal punto di vista puramente tecnologico e informatico tutto bene, insomma. Peccato che Kurzweil non si sia addentrato altrettanto puntualmente sulle questioni forse più spinose dell’AI: le trasformazioni che provocherà nella società, nell’economia, in molteplici attività umane.

VISIONI | Spectacular al MAST
18 Novembre 2024 – Il Mast, Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia, è un museo bolognese molto particolare. Anzi, è riduttivo chiamarlo museo: si tratta piuttosto di un’istituzione culturale e filantropica che, oltre ad essere spazio espositivo, è promotore di moltissimi eventi e iniziative culturali. Tutte le attività hanno però un focus molto preciso e distintivo: il legame fra cultura e mondo del lavoro. L’attenzione verso il lavoro non è casuale: il Mast infatti è una realtà privata che nasce grazie al mecenatismo di un’importante imprenditrice.
Nell’ambito dell’offerta espositiva, è la fotografia il medium privilegiato e prediletto del Mast. Anche Spectacular, la mostra attualmente allestita e inaugurata appena pochi giorni fa, vede protagonista il linguaggio fotografico. Nel rigoroso ambiente espositivo appena fuori Bologna trovano spazio una ventina di grandi fotografie di Vera Lutter, artista tedesca – ma trapiantata da molto tempo a New York – attiva sulla scena artistica fin dagli anni ’90.
La mostra offre al visitatore un percorso coerente e pluridecennale dell’artista, che nelle sue immagini indaga il mondo dell’industria, del lavoro, delle infrastrutture, dei movimenti delle cose e delle persone. Ma nella mostra non ci sono solo grandi e spettacolari fotografie, bensì anche materiali di ricerca e di archivio, che documentano il processo creativo della Lutter e l’evoluzione del suo pensiero e della sua poetica.

LETTURE | Global Innovation Index
4 Novembre 2024 – In questo periodo dell’anno il WIPO (l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale) pubblica il Global Innovation Index, un corposo report che classifica i paesi del mondo in base alla loro capacità di innovazione. L’Indice, per valutare quanto un paese favorisca l’innovazione, tiene conto di vari fattori: la diffusione delle tecnologie, la qualità delle infrastrutture digitali, i livelli d’istruzione, il ruolo di ricerca e sviluppo, ecc.
Come sta andando il mondo, almeno in termini di innovazione? Globalmente, non benissimo. Il GII rileva che gli investimenti in innovazione sono rallentati, in netto contrasto con gli anni precedenti, rendendo le prospettive per il futuro prossimo piuttosto incerte. Ma ci sono anche settori che continuano a produrre innovazione, in special modo nell’ambito delle tecnologie informatiche (il nostro settore), di quelle telematiche, e in quello delle tecnologie verdi.
Chi fa meglio? In cima alla classifica nulla è cambiato: anche quest’anno (il 14° di fila) è la Svizzera a risultare il paese più innovativo al mondo, grazie soprattutto all’alto investimento in ricerca e sviluppo e all’efficace sistema educativo. Sul podio anche Svezia e Stati Uniti.
E l’Italia, come si comporta? Anche in questo caso tutto è rimasto immutato, con una certo non brillantissima 26esima posizione in assoluto – piuttosto indietro in Europa e in ritardo con le grandi economie dei G7. C’è però una nota positiva, che fa be sperare per il futuro: siamo primi nella voce “Creatività”.

VISIONI | UArt Media Fest a Kiev
21 Ottobre 2024 – Dopo quasi 1000 giorni dal suo inizio – anche se oggi i media ne parlano forse un po’ meno, concentrati su altre emergenze e crisi geopolitiche che non sembrano mancare in questa epoca – il conflitto fra Ucraina e Russia continua. Nella capitale ucraina, lontana dai fronti più caldi ma pur sempre in balìa di possibili attacchi e offensive, un’iniziativa come l’UArt Media Fest, un festival che si focalizza su arte e nuovi media, assume una forte e potente valenza simbolica e poetica.
Nei primi giorni di ottobre, su un monumentale schermo di pannelli led allestito all’angolo di una delle vie più centrali di Kiev, scorrono immagini, animazioni e video di una ventina di opere d’arte digitale. Si tratta di contributi di artisti di tutto il mondo (anche se diversi sono gli artisti ucraini), selezionati attraverso un bando, che provano a portare energia, colori e un messaggio di vitalità e resilienza alla città. Si tratta di opere eterogenee, la cui molteplicità degli stili riflette la provenienza globale dei propri autori. Opere provenienti da ogni angolo del mondo – Canada, Giappone, Francia, Stati Uniti, ecc. – che sembrano affermare una delle più grandi qualità dell’informazione digitale: il fatto di essere immateriale, trasmissibile, velocissima. Viaggiare, muoversi e raggiungere fisicamente l’Ucraina è ancora difficile e rischioso, ma i bit che costituiscono le opere d’arte digitale sono inarrestabili e sono arrivati nel cuore del paese.

LETTURE | Understanding the world
7 Ottobre 2024 – Viviamo in un mondo davvero complesso. Abbiamo a disposizione moli sterminate di dati, abbiamo accesso a ogni genere di informazione, siamo costantemente destinatari di notifiche, avvisi, annunci e notizie. Eppure – anzi, proprio per questo – facciamo fatica a costruire quadri complessivi, a focalizzarci sulle cose importanti, a non perdere di vista le linee generali. In un presente così denso e ricco di cose, la capacità di filtrare, distillare, visualizzare ciò che è davvero utile, che ci faccia capire come va il mondo, è un’abilità preziosa. E uno degli strumenti più potenti che possono aiutarci in questa missione è l’infografica. Understanding the World è un libro che raccoglie alcune centinaia di tavole infografiche realizzate da importanti grafici e designer negli ultimi decenni. Si tratta di una selezione con le opere più riuscite di questo ambito, capaci di mostrare la complessità del mondo che viviamo attraverso concisi diagrammi, pochi colori ed essenziali forme geometriche. Il volume, concepito come un grande e ambizioso atlante, è diviso in capitoli, legati a 5 macrotemi chiave della contemporaneità: Ambiente, Tecnologia, Economia, Società e Cultura. Gran parte delle tavole è stata realizzata in questo primo quarto di secolo del terzo millennio, ma non mancano opere storiche del passato meno recente; opere create originariamente per testate prestigiose e importanti come Fortune, National Geographic e The Guardian.

VISIONI | Antropologia dei videogiochi
23 Settembre 2024 – Il gaming è un’attività quotidiana per un numero sempre più grande di persone in tutto il mondo. Oggi, però, diversamente dalle prime console di qualche lustro fa, non si gioca più in stanzetta, da soli o con amici affiatati; è molto più comune giocare on line, su sofisticate piattaforme, interagendo con decine di persone sparpagliate in tutto il globo.
Knit’s Island è un documentario originalissimo che prova a indagare, con una modalità quasi antropologica, le relazioni umane e le comunità che si formano all’interno di un videogioco. Originalissimo perché il documentario si sviluppa dentro l’oggetto stesso che sta indagando: un videogame. Si tratta nella fattispecie di DayZ, un game ambientato durante un’apocalisse zombie (un’idea non certo originalissima), in cui i giocatori – condividendo lo stesso mondo di gioco – devono lottare o collaborare fra loro per non diventare cibo per i non-morti.
Invece di giocare, i documentaristi hanno trascorso ore e ore in quell’ambiente ludico virtuale per incontrare, parlare, conoscere chi gioca e passa il proprio tempo su DyZ. Emerge così come il videogioco abbia avviato amicizie remote ma profonde, abbia stimolato la costruzione di comunità virtuali e dato vita a strutture sociali più o meno corrispondenti a quelle del mondo reale. Una visione interessante, un corto circuito narrativo originale in cui sfumano i confini tra le persone reali e i personaggi del gioco, che mostra una dimensione emergente della socialità contemporanea.

LETTURE | La nuova Unione delle Energie
11 Settembre 2024 – La questione attuale dell’energia tocca tutti: da imprese e cittadini alle prese con costi energetici e bollette sempre più alte, fino alle nazioni e alle istituzioni impegnate ad elaborare nuove vie e strategie di approvvigionamento e produzione energetica. Il mondo contemporaneo è infatti sempre più incerto, con conflitti e tensioni geopolitiche che impongono rapidi e immediati interventi, e con la crisi ambientale che esige drastiche e non più rimandabili azioni di contrasto.
In un’Europa in cui i piani di intervento si muovono fra iniziative a carattere comunitario ed altre a livello nazionale, non è sempre facile comprendere come sia stata affrontata e si stia affrontando la questione energetica. Il libro di Andrea Péruzy e Simona Benedettini prova dunque a offrire una panoramica accessibile sulla questione, a partire da una ricostruzione precisa delle origini della crisi, fino alle politiche di contrasto più attuali messe in atto a livello europeo e nazionale per scongiurare gli effetti della crisi. Le pagine permettono di farsi un’idea delle ragioni degli aumenti dei prezzi, i quali, proprio a partire dai costi energetici, si sono poi fatti sentire in tutti i settori merceologici ed economici. Corredato di dati e spunti di approfondimento, il volume è uno strumento utile per avere un quadro informato sulle politiche energetiche che riguardano da vicino tutti i cittadini europei.

LETTURE | Generative A.I.
26 Agosto 2024 – Il mondo editoriale legato alla divulgazione dell’Intelligenza Artificiale è davvero brulicante e vivace, con innumerevoli pubblicazioni che si affacciano e scalciano sugli scaffali reali e virtuali delle librerie fisiche e on-line. A meno che non si abbiano già le idee un po’ chiare, o si cerchino contenuti specifici e specialistici, diventa quindi davvero difficile orientare i propri acquisti e costruire un sapere utile e consapevole sul tema.
Generative A.I., scritto da Jerry Kaplan – docente di Computer Sciences, imprenditore e pioniere della Silicon Valley – è un libro che riesce a raccontare, con immediatezza e rigore, cos’è oggi l’intelligenza artificiale. Il volume non si limita a spiegare come funzionano e come si sono evoluti i sistemi AI, ma affronta anche gli aspetti etici, morali e sociali che questa tecnologia, così dirompente, sta mettendo in discussione. Che opportunità sta offrendo all’umanità, e quali sono i rischi a cui potrebbe esporci? Si tratta di sistemi che miglioreranno le condizioni di vita di tutti, o saranno a solo vantaggio di chi li detiene?
La storia umana è segnata da conquiste e rivoluzioni tecnologiche, che sempre si sono tradotte in opportunità e rischi. Anche l’Intelligenza Artificiale rientra fra queste rivoluzioni. Quello che però sembra differenziarla dalle rivoluzione tecnologiche del passato è la velocità con cui si sta affermando, che lascia poco tempo per riflettere sui mutamenti e le trasformazioni repentine che sta producendo.

LETTURE | Exit Reality
5 Agosto 2024 – Ogni giorno, navigando su computer, tablet, smartphone, arrivano alle nostre retine migliaia e migliaia di immagini e di immagini in movimento, sotto la forma di fotografie, illustrazioni, disegni, video, animazioni, gif, videogiochi… Si tratta di un mosaico visivo eterogeneo e disparato, ma nel quale è facile riconoscere – anche per chi non è del mestiere o non ha l’occhio troppo attento o allenato – ricorrenze, pattern, stili, elementi estetici che ritornano. Si pensi alle immagini dei meme, all’interno delle quali il testo di commento è quasi sempre realizzato con il medesimo font, bianco e col bordo nero; o alle immagini generate dell’AI, che non è ancora così brava e originale, e infatti realizza immagini a volte incongruenti e con uno stile molto riconoscibile.
Exit reality è un libro che prova ad analizzare la fenomenologia visiva della rete e a mappare le estetiche che più caratterizzano l’universo delle immagini contemporanee. Il testo inizia presentando l’estetica “vaporwave” di una quindicina di anni fa e arriva fino alle tendenze più attuali. Il testo diventa così una vera e propria guida per imparare a capire meglio ciò che guardiamo su internet, offrendo al contempo riflessioni critiche, quasi filosofiche, su questi mondi visivi. Ma il libro è anche un invito a prendere seriamente queste fenomenologie, perché sono sempre più una parte centrale della cultura popolare e del costume di oggi.

TENDENZE | Corso Universitario in Architettura per Videogiochi
22 Luglio 2024 – Viviamo in un mondo in cui la realtà e gli ambienti virtuali sono sempre più permeabili, fluidi e in dialogo. Un nuovo segno di questo fenomeno viene dal mondo dell’educazione. In questi mesi, presso un’Università di Londra, è stato lanciato un nuovo percorso di studi: il corso in Cinematic and Videogame Architecture. Un master universitario per futuri architetti che, nel corso della loro carriera lavorativa, non dovranno visitare cantieri o fare rilievi, confrontarsi con costruttori o dialogare con ingegneri, ma occuparsi esclusivamente di architetture virtuali, per il mondo del cinema e dei videogiochi.
L’architettura è sempre stata una disciplina importante per il cinema, si pensi al ruolo fondamentale della scenografia, ma è centrale anche per il gaming, soprattutto da quando i giochi hanno conquistato la terza dimensione e sono diventati spazi di gioco immersivi. È quindi nella norma che fra chi lavora negli studios ci siano anche architetti, capaci di gestire e configurare gli spazi anche quando questi sono virtuali. Ma il master appena avviato a Londra è il primo caso, almeno nel vecchio continente, di un percorso di studi concepito specificamente per la formazione di professionisti che andranno a sviluppare ambientazioni digitali per cinema e gaming. Per gli allievi niente corsi di restauro, tecnica delle costruzioni o scienze dei materiali, ma corsi che esplorano i media contemporanei e la progettazione di spazi virtuali.

LETTURE | History of Information Graphics
8 Luglio 2024 – Nei tempi attuali, caratterizzati dell’iperproduzione di informazioni, è normale che siano sempre più necessari grafici, schemi, diagrammi capaci di offrire sintesi immediate di cosa vogliamo e dobbiamo sapere. E così app, giornali, siti web e ogni altro media contemporaneo, ricorrono sempre più frequentemente a istogrammi, a grafici a barre, a torta, e di ogni altro genere di apparato infografico. Ma la grafica dell’informazione non è una cosa così recente come si potrebbe immaginare. Una mappa è una cosa importante fin da quando l’uomo si è messo ad esplorare il mondo; e l’immediatezza dell’informazione visiva è stata fondamentale anche nelle società del passato, quando gran parte della popolazione non sapeva né leggere né scrivere.
History of Information Graphics è un ricco e voluminoso libro che racconta la storia dell’infografica, con oltre 400 pagine dedicate all’eterogeneo universo dell’informazione visualizzata: dalle tavole medievali, quasi naif, dedicate all’astronomia, passando alle rigorose illustrazioni naturalistiche di fine ‘800, fino alle prime sperimentazioni grafiche che hanno fatto ricorso al computer. Sfogliando le grandi pagine – il formato del volume è quello dei vecchi atlanti – si rimane affascinati non solo dalla qualità delle immagini e dei disegni, ma anche dall’intelligenza delle soluzioni visive che i monaci, gli scienziati, gli accademici hanno escogitato nel corso dei secoli. Soluzioni in grado di ispirare ancora oggi.

TENDENZE | L’A.I. senza diritti
24 Giugno 2024 – Qualche settimana fa, la Corte Suprema del Regno Unito ha emesso una sentenza che segna un importante precedente nell’uso e nel ricorso dell’AI in campo creativo. La sentenza dell’alta corte Londinese dice, in sintesi, che l’A.I. non può ottenere il brevetto delle invenzioni che crea perché non è un essere umano. Tutto l’inter processuale – che precedentemente aveva già interessato altre corti inglesi e statunitensi – è partito da un contenzioso intentato da un imprenditore statunitense del settore tech, che voleva far attribuire al suo sistema AI il brevetto di due invenzioni (nella fattispecie un contenitore per alimenti e un emettitore di fasci di luce di emergenza). La sentenza, dal punto di vista logico giuridico, non sembra fare una piega: la convenzione sul brevetto europeo prevede infatti che il nome dei creatori siano specificati nella domanda di registrazione, consentendo così agli inventori di esercitare i propri diritti. Ma un sistema AI non può essere considerato una persona o una personalità giuridica, ergo: non può essere detentore di brevetti.
Come spesso accade nei casi giuridici limite, che interessano ambiti nuovi e inesplorati, la sentenza fa riflettere. Le leggi attuali in materia di brevetti sono davvero adeguate e idonee al panorama tecnologico che si sta affermando? Possono proteggere e sostenere l’industria e tutti i comparti produttivi che puntano sull’AI per lo sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie?

LETTURE | Il re invisibile
8 Giugno 2024 – Anche qui in Tiquadra, impegnati come siamo fra sviluppo di software e questioni informatiche, a volte ci dimentichiamo del dispositivo che sta alla base di tutte le nostre operazioni e delle nostre attività: il microchip. Complice il fatto che in genere sono nascosti alla nostra vista, ci sfugge quanto questi pezzettini di silicio siano onnipresenti, non solo in apparati in cui la loro presenza è scontata, come smartphone e computer, ma in tutto il nostro habitat tecnologico: dalle autovetture all’aspirapolvere, dallo spazzolino elettrico fino al frigorifero. Solo negli ultimi anni, complici prima i lockdown globali della crisi pandemica e poi i problemi logistici legati a questioni geopolitiche, che hanno prodotto ritardi di produzione e problemi di approvvigionamento, abbiamo capito tutti un po’ meglio la rilevanza dei microchip nel mondo contemporaneo, il loro ruolo fondamentale nella gran parte delle attività umane delle società avanzate.
Il libro “Il re invisibile” di Cesare Alemanni prova a raccontarci la storia poco nota del microchip, la sua strabiliante e incessante evoluzione, non solo dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto da prospettive produttive e politiche. Perché si tratta di dispositivi che, nel giro di pochi decenni, sono diventati fondamentali per le economie di paesi e continenti, strategici per gli equilibri geopolitici contemporanei.

LETTURE | A.I. 2041
20 Maggio 2024 – In questi ultimi anni si moltiplicano le pubblicazioni che provano a spiegare, riflettere, criticizzare l’Intelligenza Artificiale, da molti individuata come la tecnologia più importante del nostro immediato futuro. Si tratta di iniziative editoriali eterogenee, a volte divulgative e rivolte al grande pubblico, altre volte molto tecniche e destinate a pubblici specifici: decisori politici, imprenditori e manager, sviluppatori e specialisti dell’IT…
In questo affollato e vivace ambito editoriale, spicca una pubblicazione che invece affronta il tema dell’AI attraverso la letteratura e le capacità visionarie della fantascienza: A.I. 2041, scritto a due mani da Kai-Fu Lee, ex presidente di Google China, e Che Qiufan, giovane ma già celebrato autore di fantascienza. Il volume è composto da 10 racconti, ambientati nell’imminente futuro. Certo, si tratta di racconti di fantasia, ma sicuramente plausibili con il panorama tecno-sociale che sta prendere forma in questi ultimi anni: in uno, ambientato a Seoul, dei robot diventano i precettori di due piccoli orfani umani; in un altro, un’industria intelligente di San Francisco si specializza nell’aiutare gli sfollati; in un altro ancora uno scienziato informatico minaccia il mondo intero… A rendere originale il libro è la centralità che gli autori danno all’umanità e alle relazione che gli esseri umani costruiscono – e sapranno costruire – con i sistemi AI.

TENDENZE | Il ritorno dei pulsanti
6 Maggio 2024 – Il settore dell’auto sta affrontando una radicale trasformazione: con fusioni e nuove alleanze industriali, con il complesso passaggio all’elettrico, con lo sviluppo delle tecnologie per la guida autonoma. Ma le auto stanno cambiando anche dentro l’abitacolo, con cruscotti dove figurano sempre meno interruttori e pulsanti fisici, sostituiti da schermi e touch screen. C’è però un problema: per chi guida, secondo statistiche e sondaggi, gli schermi non sono così comodi. Dal punto di vista ergonomico e del design dell’interazione, la posizione dei guidatori è perfettamente giustificata e condivisibile. Navigare su uno schermo mentre si guida distoglie lo sguardo e l’attenzione dalla strada. Toccare con precisione qualcosa di piatto a bordo di un veicolo in movimento non è così agevole. Cercare i comandi all’interno di menu con sempre più opzioni diventa lungo e frustrante. Si arriva così ad un paradosso: abbiamo un’auto di cui possiamo controllare un’infinità di aspetti e funzionalità, ma in realtà abbiamo la sensazione di non averne davvero il controllo. Forse è stata affidata un po’ troppa fiducia agli schermi.
Non stupisce dunque che, da qualche mese, un gruppo importante come Volkswagen stia ritornando sui suoi passi, e sulle nuove auto stia ricorrendo nuovamente ai pulsanti.

LETTURE | Metanomics. Web 3.0, Metaverso e Nft
22 Aprile 2024 – Intelligenza Artificiale, robotica antropomorfa, internet of things, criptovalute, blockchain, metaverso, nft… Negli ultimi anni stiamo assistendo alla nascita, alla disseminazione e al radicamento di sistemi e tecnologie dirompenti, che si diffondono e mostrano i propri effetti in ogni aspetto delle attività umane. Non serve nemmeno dirlo: a tenere insieme, a fare da comune denominatore di queste tecnologie c’è – ormai da qualche lustro – la rivoluzione digitale. Non c’è mai stata, nella storia plurimillenaria della civiltà umana, una rivoluzione così veloce, globale e repentina. Ma le persone, le società, le realtà economiche, sono davvero preparate al mondo che questa rivoluzione sta costruendo? Gli autori del libro corale Metanomics, pubblicato dalla Luiss, provano a rispondere a questa domanda. E lo fanno mettendosi nei panni delle imprese, che in questi e nei prossimi anni dovranno darsi da fare per capire bene quali sono le opportunità e i rischi relativi alla diffusione di queste tecnologie. Il nuovo panorama tecnologico che si sta configurando avrà (anzi, ha già) un impatto importante sui business model delle aziende, che dovranno adattarsi rapidamente a tale cambiamento. Senza dimenticare che le ripercussioni non interesseranno solo il mondo economico e produttivo, ma saranno molto più radicali, toccando aspetti sociali, ambientali, etici e antropologici.

TENDENZE | Nothing, il videogames in cui non devi fare nulla
8 Aprile 2024 – Al centro di ogni videogames c’è l’interazione. Che avvenga attraverso tastiera, mouse, joystick o controller vari, poco cambia; e che il gioco sia uno sparatutto, un picchiaduro, un racing o uno sportivo non c’entra nulla: il succo del giocare rimane l’interazione di tipo ludico che si viene a creare fra gioco e giocatore, fra uomo e macchina. E più si è bravi a interagire, più sono le chance di vittoria.
Nothing è un videogioco in cui, invece, vince chi non fa nulla. Lo scopo è quello di evitare qualsiasi attività; basta anche solo muovere appena il mouse per veder svanire la vittoria. Pure a livello visivo, nulla di emozionante o coinvolgente: una semplice schermata grigio scura e neutre scritte grigio chiaro. Pubblicato recentemente e disponibile per il download gratuito, ha fatto parlare di sé proprio per la sua originalità. I videogiochi, negli ultimi anni, si sono fatti via via più sofisticati e realistici, con interazioni sempre più illusorie e avvolgenti, capaci di coinvolgere corpo e mente del giocatore in modo intenso e profondo. Nothing è l’esatto opposto. Si tratta quindi un gioco fortemente concettuale, proposto con un intento provocatorio, con l’obiettivo di far pensare più che di far giocare: in una realtà contemporanea frenetica, fatta di notifiche, attività multitasking e attenzione rapita, Nothing rappresenta il videogioco più ostico da vincere.

LETTURE | La signora delle merci
25 Marzo 2024 – In genere, quando si acquista un oggetto, ci si sofferma su com’è fatto, sui materiali con cui è realizzato, sul suo design, sulla sua funzionalità. Non si pensa troppo alla strada che ha fatto per arrivare fino alle nostre case, e tantomeno alle molteplici rotte fatte dai suoi componenti e, ancora prima, alle rotte fatte dalle materie prime con cui quei componenti sono stati realizzati. Magari si tratta di un genuino prodotto Made in Italy, progettato e assemblato in Italia, ma con componenti realizzati anche in Asia, a partire da materie prime provenienti da Africa e America Latina. Non si pensa tanto alla logistica che c’è dietro qualsiasi oggetto che compriamo, eppure si tratta di un aspetto fondamentale ed essenziale; ancor più importante oggi, in cui vige un sistema di produzione estremamente complesso, multicentrico e globale, e a volte minato da tensioni geopolitiche.
Il libro “La signora delle merci” prova a raccontare l’affascinante e articolato mondo della logistica. Perché ogni oggetto ha una storia di viaggi unica, in cui si incastrano fattori materiali e geografici, ma naturalmente anche questioni economiche e politiche. Perché ogni elemento che compone quell’oggetto ha percorso probabilmente migliaia di chilometri, passando per ogni genere di infrastruttura: dalle strade polverose delle miniere dove sono state estratte le materie prime, passando per porti, dogane e rotte mercantili, per percorrere infine le vie dello shopping che lo hanno portato fino alle nostre case.

VISIONI | Il videogioco che ti insegna l’AI
4 Marzo 2024 – C’è una ritrosia diffusa, soprattutto fra i non addetti ai lavori, verso l’Intelligenza Artificiale. Forse perché non è così chiaro come queste tecnologie funzionino, come questi sistemi siano fatti. Da sempre le cose che non si conoscono fanno un po’ paura.
Un videogioco, Godmode Epoch, prova a spiegare, in maniera ludica, come funzionano i sistemi di intelligenza artificiale. Lo scopo del videogioco è quello di addestrare un’AI, assistendola nella sua fase di apprendimento. Per essere pronte a operare, infatti, le intelligenze artificiali devono essere istruite. Proprio come capita a noi, che impariamo cose nuove andando a scuola, facendo degli esercizi, ascoltando chi ne sa di più. L’addestramento dell’AI del videogioco funziona in modo analogo. Come contesto di gioco è stato scelto – una scelta senza dubbio provocatoria: stiamo parlando di un videogioco creato da artisti, senza fini commerciali, ma per promuovere conoscenza e riflessioni – quello di un supermercato: l’AI deve imparare a riconoscere i prodotti sugli scaffali. Il tutto in un tempo limitato, cercando di fare meno errori possibile, per evitare la “frustrazione” del sistema e il conseguente, immancabile, “Game Over”. Godmode Epochs è, insomma, un gioco di formazione reciproca: i giocatori addestrano l’AI per farle comprendere il nostro mondo, il gioco addestra i giocatori a comprendere come funzionano queste tecnologie.

LETTURE | Scintille
19 Febbraio 2024 – Sulla questione dell’energia europea, negli ultimi anni, si sta parlando sempre di più: perché la situazione geopolitica internazionale è tutt’altro che pacifica, con effetti evidenti sull’approvvigionamento energetico dell’intero continente; e per la necessità di muoversi in maniera rapida verso fonti rinnovabili, in modo da scongiurare il più possibile gli effetti nefasti del cambiamento climatico. Ma la questione energetica non è un episodio o una cosa contingente, è una costante universale della storia umana. Da quando l’uomo si è organizzato in gruppi e società, l’energia ha sempre rivestito un ruolo cruciale. La garanzia di approvvigionamento e il controllo delle fonti sono da sempre un aspetto ineludibile per la sopravvivenza e la prosperità delle civiltà. E così, pur di avere energia, l’uomo non si è mai fatto troppi scrupoli. Il mito greco di Prometeo è esemplare in questo: pur di mettere a disposizione il fuoco agli uomini, Prometeo lo va a rubare direttamente agli dei.
Scintille, di Donato Bendicenti, prova a raccontare un tassello di questa storia immensa, focalizzandosi sull’avventura energetica europea, dalle promesse della fissione dell’atomo, fino alla recente e appena avviata rivoluzione verde. Una storia complessa, fatta di equilibri delicati, di rapporti altalenanti fra le nazioni, di competizione tecnologica, di decisioni e strategie politiche più o meno riuscite.

EVENTI | Rome Videogame Lab
5 Febbraio 2024 – Si è concluso qualche giorno fa uno degli appuntamenti più importanti nel panorama nazionale dei videogiochi. Nella prestigiosa cornice dell’Auditorium Parco della Musica, nel corso di quattro giorni intensi, si è svolta la sesta edizione del Rome Videogame Lab, organizzata da Cinecittà e Fondazione Musica per Roma. Quattro giorni dedicati al gaming attraverso un programma che ha coinvolto professionisti, esperti, divulgatori scientifici e artisti, e che si è sviluppato attraverso incontri, presentazioni, workshop, premi ed eventi speciali.
Un mondo, quello dei videogames, che non è più quello degli arcade e delle consolle, inteso come intrattenimento di nicchia e giochi da ragazzini, ma che negli ultimi anni è diventato una vera e propria cultura. Una cultura certamente pop e all’insegna del divertimento, ma capace di mostrare potenziali interessanti anche in ambiti apparentemente lontani del passatempo ludico, come quello della divulgazione scientifica, della fruizione del patrimonio culturale, dell’educazione. Fra gli eventi più significativi, non a caso, la presentazione di alcune ricerche svolte dal laboratorio di Rehab Technologies dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), che ha lavorato a tecnologie interattive e ludiche utili per aiutare le persone con disabilità.

TENDENZE | Quattro chiacchiere con Van Gogh
22 Gennaio 2024 – Chiunque frequenti regolarmente musei e mostre, almeno una volta nella vita, si è chiesto: “Ma cosa pensava l’artista quando dipingeva questo capolavoro?”, “Da dove ha preso l’ispirazione per quest’opera?”, “Come ha fatto?”
Ora, grazie all’intelligenza artificiale, è possibile porre queste domande direttamente agli artisti, anche se sono passati a miglior vita da un bel po’. Da qualche settimana, infatti, al Musée d’Orsay di Parigi – uno dei musei più importanti per Impressionismo e Post-impressionismo – è possibile scambiare quattro chiacchiere con Vincent Van Gogh.
In un percorso progettuale lungo oltre un anno, che ha visto collaborare ingegneri informatici e storici dell’arte, ha preso forma un Vincent digitale in grado di rispondere, instancabilmente, a tutte le domande poste dai numerosi visitatori del museo. L’AI è stata istruita grazie all’ampia disponibilità di informazioni, studi e pensieri dell’artista (si pensi alle celebri lettere che Van Gogh ha scritto a suo fratello Theo). L’interazione avviene attraverso una semplice installazione, composta da un grande schermo – sul quale vediamo e sentiamo Vincent – e un microfono – grazie al quale è possibile parlargli. La domanda più frequente dai visitatori – piuttosto indelicata, a dire il vero – sembra riguardare, più che aspetti estetici e creativi delle opere, il tragico epilogo della vita dell’artista: “Perché ti sei ucciso?”.

TENDENZE | AI Act
8 Gennaio 2024 – Negli ultimi anni siamo stati testimoni dell’esplosiva ascesa delle tecnologie AI, con applicazioni che di giorno in giorno hanno toccato molteplici aspetti della società. I decisori politici di tutto il mondo stanno faticando a star dietro alle repentine trasformazioni (e alle conseguenti spinose questioni) scaturite da una tecnologia così rivoluzionaria, ma negli ultimi mesi qualcosa si sta muovendo in questo senso.
Qualche settimana fa, l’Unione Europea ha approvato l’AI Act, la normativa che si occuperà di disciplinare l’Intelligenza Artificiale all’interno dei paesi del Vecchio Continente. Si tratta del primo vero tentativo di legislazione di questa portata al mondo. Per ora si tratta di un accordo a livello politico, non c’è ancora nulla di definitivo. La palla è passata infatti ai tecnici di Bruxelles, che nei prossimi mesi si occuperanno della stesura dettagliata del testo finale, che probabilmente entrerà in vigore nel giro di un paio di anni (che, in effetti, non sono pochi, in un ambito di così rapido sviluppo). Se è presto per conoscere i particolari dell’Act, sono abbastanza chiare invece le linee guida alla base del testo: da una parte la tutela dell’integrità e dei diritti dell’individuo; dall’altra l’attenzione allo sviluppo tecnologico di questo settore, in un tentativo di rilancio che aiuti aziende e centri di ricerca europei a non rimanere indietro rispetto ai competitor statunitensi e cinesi.
