Le Tiquadrature

ovvero tutte le cose interessanti captate da Tiquadra: letture, tendenze, curiosità che stimolano e migliorano il nostro lavoro.

VISIONI | A visual alphabet of industry work and technology

8 Agosto 2022 – Si è conclusa pochi giorni fa la mostra Let’s Get Digital, un progetto espositivo che ha portato nei prestigiosi spazi della Strozzina a Firenze le ricerche rivoluzionarie dell’arte digitale legate agli NFT, i certificati di autenticità elettronici che stanno ridefinendo il concetto di unicità e distribuzione delle opere d’arte. Continua insomma l’interesse del mondo della cultura verso i Non Fungible Token e la volontà delle istituzioni culturali di mostrare e far conoscere al grande pubblico questa nuova frontiera della creatività. 
Let’s Get Digital è una esibizione collettiva che presenta i lavori di artisti internazionali, e si sviluppa attraverso un percorso tra video installazioni, esperienze multimediali e postazioni immersive. I lavori sono molto eterogenei, ma il fil rouge che li unisce è una certa estetica futuristica che tiene insieme realtà e immaginazione, scenari reali e immaginari virtuali. Si tratta di un’estetica tutt’altro che definita e stabilizzata, bensì in piena evoluzione e trasformazione, il punto di partenza di una rivoluzione creativa appena iniziata.
Il carattere divulgativo della mostra traspare dall’utile Glossario che accompagna la mostra, in grado di avvicinare a questo ambito anche il pubblico non specialistico, attraverso una selezione di termini imprescindibili come “criptoarte” o “blockchain”. E, per chi ne vuole sapere ancora di più, c’è anche un’altrettanto utile bibliografia per scoprire in maniera più approfondita le istanze e i linguaggi di questo nuovo modo di intendere l’arte.

VISIONI | A visual alphabet of industry work and technology

25 Luglio 2022 – La Fondazione MAST è un centro unico al mondo, vocato alle arti – in particolare modo alla fotografia – e alla loro relazione con le tecnologie e l’industria. Le indagini e le riflessioni sul rapporto fra uomo e lavoro, inteso a livello sociale e ambientale, è ciò che caratterizza le attività della Fondazione. Attività filantropiche che vanno dalla produzione di mostre alla realizzazione di eventi culturali, dall’istituzione di premi di fotografia fino alle summer school per i più giovani.
Il MAST, nel corso degli anni, ha dato vita ad una collezione di opere fotografiche imponente, fatta di oltre 6000 pezzi. Il focus della collezione è proprio il rapporto fra uomo e lavoro, in special modo nei contesti produttivi e industriali. In questi mesi, per la prima volta, negli spazi bolognesi del MAST è possibile vedere una cospicua selezione di questa collezione.
Per mettere un po’ d’ordine e dare una chiave di lettura ad un corpus di opere così importante (in mostra ci sono circa ben 500 fotografie), il curatore Urs Stahel ha pensato ad una struttura espositiva a capitoli (53 in tutto), legati ad altrettante parole chiave che raggruppano concettualmente le immagini selezionate. I capitoli della mostra si snocciolano lungo gli spazi espositivi in rigoroso ordine alfabetico. E così la mostra inizia dalla A di Abandoned e Architecture e arriva fino alla W di Water, Waste e Wealth.
I nomi degli autori in mostra sono quelli dei fotografi più importanti e influenti al mondo. Fra i fotografi italiani ci sono Ghirri, Basilico e Berengo Gardin; fra quelli internazionali Avedon, Cartier-Bresson, Salgado.

LETTURE | Storia del tempo

11 Luglio 2022 – In Tiquadra ci rapportiamo costantemente, magari senza farci troppo caso, al tempo. In fondo, ottimizzare i processi industriali vuol dire spesso e volentieri organizzare bene il tempo nelle aziende, trasformare i tempi improduttivi in tempi produttivi, evitare tempi morti, ottenere dati e informazioni in tempo reale. Ma cos’è il tempo? Cos’è questa strana, effimera cosa che scandisce ogni attività umana? Come si è evoluto il concetto di tempo nel corso della storia dell’uomo?
Naturalmente, a proposito del tempo, filosofi, teologi e scienziati, nel corso dei secoli, hanno scritto migliaia e migliaia di pagine. Joseph Mazur, nel suo libro “Storia del tempo”, indaga la natura di questo concetto inafferrabile, illustrando le molteplici sfaccettature di un’idea che attraversa l’intera storia dell’umanità. L’autore ripercorre secoli di teorie, deduzioni, ipotesi e osservazioni: dalle riflessioni metafisiche di Zenone nell’antica Grecia a quelle più spirituali di sant’Agostino, dal tempo relativo delle teorie di Einstein fino ai paradossi temporali della fisica quantistica. Ma poi, oltre al tempo scientifico e teorico, l’autore ci ricorda che c’è anche un tempo più umano, legato alla percezione e non alla scienza e alla filosofia. Un tempo altrettanto importante, meno oggettivo e più personale, meno rigoroso e più emotivo, che ordina le nostre attività e le nostre relazioni con il mondo, i nostri pensieri e la nostra memoria.

VISIONI | Decentral Art Pavilion

20 Giugno 2022 – Di NFT, non fungible token, si è parlato davvero tanto negli ultimi tempi, in special modo nell’ambito delle arti, della moda e della creatività. In molti casi si è usato l’aggettivo “rivoluzionaria” per descrivere la portata che gli NFT avranno nel mondo della cultura contemporanea, del suo mercato e della sua circolazione. Difficile per ora fare bilanci accurati, è indubbio però che questa nuova certificazione di autenticità digitale delle opere d’ingegno stia offrendo ad artisti e creativi slegati al mondo dell’arte più tradizionale opportunità di affermarsi, di vendere e di far circolare i propri lavori. Difficile se non impossibile immaginare di poter autenticare una gif o un tweet prima che ci fossero gli NFT.
Prova a offrire una panoramica di questo nuovo modo di concepire, far circolare e vendere opere d’arte la mostra “Decentral Art Pavilion”, che si chiude proprio in questi giorni nell’importante cornice di Palazzo Giustinian Lolin a Venezia. L’esibizione prova a mostrare all’opinione pubblica la validità qualitativa della cosiddetta criptoarte e delle opere protette attraverso gli NFT. E incoraggia il dialogo fra arte digitale e arte più tradizionale, al fine di sviluppare una più ampia comprensione e apprezzamento delle tecnologie decentralizzate da parte del pubblico.
Molte le opere in mostra, allestite con ampio ricorso a proiettori, schermi e display, che nel complesso offrono la visione di mondi futuristici, ipertecnologici, immersivi e cyberpunk. Non manca un’imponente installazione di “Everydays”, l’opera di Beeple che tanto aveva fatto discutere appena un anno fa, quando Christie’s l’aveva venduta (ovviamente attraverso una criptovaluta e un NFT) per l’astronomica cifra di 69 Milioni di Dollari.

VISIONI | Imagen, dal testo all’immagine con l’AI

6 Giugno 2022 – Di immagini generate autonomamente dai motori di intelligenza artificiale si parla ormai da alcuni anni, con diversi esperimenti condotti dai grandi colossi tech e da centri di ricerca sparsi nel mondo. Qualche giorno fa Google ha però impressionato tutti, quando ha presentato il suo sistema di intelligenza artificiale capace di creare immagini partendo da una descrizione testuale: Imagen.
Le immagini sul sito web che presenta il progetto lasciano sbalorditi per la loro qualità fotorealistica e davvero increduli se si pensa che quelle immagini siano state generate da zero a partire da un pugno di parole. Le immagini di Imagen sono di fatto indistinguibili da immagini “vere”. L’unica cosa che le rende irreali sono i soggetti e gli elementi ritratti, non-sense, grotteschi o fiabeschi, che lasciano quindi intuire che c’è una finzione di mezzo. Senza dubbio l’immagine più curiosa è la “statua di marmo di un koala dj”, un soggetto davvero strampalato che sembra uscito dal più lisergico dei sogni, così assurdo proprio per mettere alla prova il sistema. L’altra cosa che colpisce è la stretta correlazione fra testo e corrispondente immagine, che mostra il profondo livello di comprensione linguistica ottenuto dal team di Google.
Imagen, per ora, non è disponibile al pubblico, e non lo sarà a breve. Le ragioni non sono solo tecnologiche, ma anche etiche. Per Google, Imagen non è adatto per l’uso pubblico in questo momento. Il Brain Team di Google Research sottolinea come Imagen si sia nutrito di basi di immagini non completamente sicure e controllate, che gli han fatto ereditare i pregiudizi sociali – razziali, di genere, politici, sessuali – presenti all’interno di quei materiali. Imagen, per ora, non ha avuto insomma un buon modello educativo.

LETTURE | L’estetica dell’intelligenza artificiale

23 Maggio 2022 – L’Intelligenza Artificiale è uno degli ambiti tecnologici chiave degli ultimi anni, con traguardi e conquiste sempre più sorprendenti che si susseguono quotidianamente. Anche in questa pagina di Tiquadrature abbiamo annotato alcuni dei progetti più eclatanti legati all’AI. In special modo ci siamo concentrati sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale nel campo delle arti, dove le sperimentazioni sono più audaci e visionarie, capaci di stimolarci; ma anche critiche e disturbanti, in grado quindi di mostrarci le derive e i rischi connessi al ricorso selvaggio di queste tecnologie.
Lev Manovich prova a mettere un po’ d’ordine in questo vivacissimo ambito. Manovich non ha bisogno di grandi presentazioni: da decenni è un punto di riferimento fra gli intellettuali che ragionano attorno alle nuove tecnologie e al loro rapporto con la sfera umana. Le grandi questioni aperte dall’AI non potevano certo lasciarlo indifferente.
Ed è soprattutto attorno ai rischi che Manovich si concentra nel suo “L’Estetica dell’Intelligenza Artificiale”: perché se è vero che in ambiti più funzionali e produttivi l’AI semplifica e migliora tanti processi, questa tendenza alla rapida semplificazione, se applicata nella sfera culturale e umana, può rappresentare qualcosa di pericoloso. L’AI potrebbe essere posta al servizio di una riduzione della complessità creativa, condizionando l’immaginazione collettiva, favorendo un inaridimento degli immaginari delle persone. Una prospettiva tutt’altro che allettante.

VISIONI | New Tab with MoMA

9 Maggio 2022 – Ogni giorno, per navigare on line, apriamo decine e decine di nuove tab sui nostri browser. In genere, quando si compie questa operazione, ci appare una schermata di default: una pagina che contiene la barra della ricerca e alcuni link ai siti che consultiamo più frequentemente. Eventualmente, grazie alle impostazioni dei browser, si può indicare una pagina preferita; o una pagina vuota, tutta bianca. Nulla di speciale, insomma.
Ora, per chi utilizza Chrome come browser di navigazione, l’apertura di una nuova tab potrebbe diventare ben più appassionante e appagante. Google e il MoMA di New York, il celeberrimo museo newyorkese di arte moderna, hanno dato vita ad un’estensione di Chrome che presenta un’opera in collezione del Museo ogni volta che si apre una nuova finestra o una nuova tab.
L’opera che viene visualizzata è sempre diversa, caricata in maniera random da un archivio di circa 100.000 immagini (che sono indubbiamente tante, ma è solo una frazione dell’imponente collezione del Museo). Ci sono dipinti, collage, fotografie, opere grafiche, sculture e installazioni. Oltre all’immagine, la pagina mostra informazioni di base sull’opera e l’artista; e pure un link al sito/archivio del MoMA, che permette ai più curiosi di scoprire l’opera in maniera più approfondita.
Ecco, magari un’estensione così potrebbe distogliere l’attenzione da ciò che si sta facendo; ma è anche un momento gratificante, un contatto sempre sorprendente con l’arte e la bellezza.

VISIONI | Metawriter

26 Aprile 2022 – Un elemento caratteristico e imprescindibile di molti, moltissimi ambienti di lavoro, è la macchinetta distributrice di bevande, un oggetto affatto secondario per la sussistenza e la socialità durante la giornata lavorativa. Negli ultimi anni le macchinette si sono evolute: computerizzate, hanno schermi touch e interfacce intuitive, e non occorre più prenderle a pugni se la monetina non scende. Ma la loro evoluzione inizia da lontano, e in passato ci sono stati esperimenti pionieristici e curiosi che le hanno viste protagoniste. Uno dei più interessanti – che ci riguarda da vicino, visto che ha a che vedere con l’informatica – è la macchinetta Metawriter. La sua produzione risale addirittura al 1983, durante un decennio, quello degli ’80, particolarmente fecondo e frizzante per il mondo dei computer. A rendere la macchinetta così speciale era la peculiarità del “prodotto” che distribuiva: nessun oggetto fisico o commestibile, bensì software. Una cosa particolarmente visionaria e tutt’altro che ingenua, se si pensa a come si è poi trasformato il mercato di programmi e app grazie ad internet. Il cliente inseriva il denaro, sceglieva il programma che gli serviva, lo scaricava e se lo portava direttamente a casa o in ufficio. Anche la forma di Metawriter ricordava quella di una normale macchinetta distributrice. Ecco, l’unica sostanziale differenza era che il cliente doveva portarsi il supporto di memoria dove trasferire il software (un po’ come portarsi la tazzina da casa per la macchinetta del caffè).
Dietro il progetto Metawriter c’era Nolan Bushnell, il creatore di Atari, la console altrettanto pionieristica che aveva fatto appassionare di videogame milioni di adolescenti negli anni ’70.

NOTIZIE | Steve Wilhite

11 Aprile 2022 – Sarebbe stato bello chiedere cosa pensasse Steve Wilhite delle Gif, le immagini che popolano gli schermi dei nostri dispositivi, dalla messaggistica ai social network, spesso utilizzate in chiave meme. Chissà se quando Wilhite le ha inventate nella seconda metà degli anni ’80, mentre era a capo di un team di ingegneri della Compuserve, ne aveva immaginato una vita così longeva.
Probabilmente no: dal punto di vista puramente tecnologico e informatico si tratta di un formato di file obiettivamente obsoleto, sorpassato. Aveva senso quando le connessioni erano lentissime ed era impossibile inviare e includere animazioni o video nelle pagine web, non ora, con le connessioni iperveloci, lo streaming e l’agile multimedialità a cui siamo abituati. Ma senza dubbio vedere un successo e un utilizzo ancora così diffuso delle gif – che non mostrano segni di crisi – deve averlo divertito. Un successo che è quindi dovuto a ragioni estetiche, e non tecnologiche. Perché le gif sono peculiari, hanno uno stile tutto loro: la grossolana resa cromatica dovuta ai pochi colori che possono contenere (al massimo 256) e il carattere scattoso delle animazioni, fanno sì che le immagini abbiano un sapore unico e distintivo (che si potrebbe quasi dirsi vintage), tale da renderle rende subito riconoscibili. Una riconoscibilità apprezzatissima da artisti e creativi, che hanno avuto senza dubbio un ruolo chiave nell’affermazione e nella ri-affermazione di questo formato nel corso degli anni.
Sembra che la gif preferita di Wilhite fosse quella – per altro piuttosto famosa e molto datata – di un bebè che balla. Purtroppo Steve Wilhite ci ha lasciati, qualche giorno fa, per complicanze dovute al covid.

EVENTI | Wired Health

21 Marzo 2022 – La pandemia ha messo in evidenza tante lacune e debolezze di sistema, in ogni ambito. Ma certamente sono emersi in maniera chiara ed evidente i problemi che colpiscono il sistema sanitario. Rimane la sensazione del “forse si poteva fare di più, forse si poteva fare meglio”; e il dubbio che quel “di più” e “meglio” poteva essere ottenuto anche grazie ad una sanità più moderna, connessa e tecnologica. Una Salute attrezzata con le più avanzate tecnologie digitali e informatiche avrebbe consentito una comunicazione più veloce fra le istituzioni, avrebbe favorito una raccolta di dati capillare e coordinata, avrebbe aiutato operatori, medici, amministratori a concentrarsi nel loro lavoro e a prendere decisioni.
“Collaborazione”, la parola chiave che guida Wired Health di quest’anno, appare dunque azzeccata e attuale. L’evento, svoltosi lo scorso 15 Marzo, è un momento di confronto e dialogo nell’ambito della salute digitale. Tanti i punti toccati in questa quinta edizione, dettati ovviamente da quanto è successo negli ultimi due anni di crisi sanitaria: dalle tecnologie che possono aiutare la medicina territoriale, alle relazioni fra aziende private e sanità pubblica, dall’accesso alla salute da parte dei pazienti, fino all’utilizzo sicuro e consapevole dei dati. Il fil rouge che lega gli interventi è proprio il concetto di collaborazione: perché la sanità è un sistema complesso fatto di moltissimi attori – pazienti, personale medico, aziende sanitarie, ricercatori, enti privati, ecc. – in cui il dialogo è essenziale. E le tecnologie digitali e informatiche hanno un ruolo chiave per poter costruire una rete di relazioni efficace e costruttiva.

VISIONI | Continuum

7 Marzo 2022 – La crisi sanitaria ci ha fatto rallentare, ci ha chiusi in casa, ha rarefatto le nostre attività, non ci ha fatto muovere e viaggiare come eravamo abituati da decenni. Ora che il peggio sembra passato si riprende a uscire, a viaggiare, a fare acquisti, a prendere mille appuntamenti, ritornando al frenetico dinamismo (non sempre salutare) che scandiva la nostra vita fino ad un paio di anni fa.
Se c’è al mondo un luogo celebre che riesce a incarnare la convulsa e vibrante contemporaneità, quello è senza dubbio Times Square a New York. Il traffico incessante che l’attraversa, l’eterogenea moltitudine di persone che si snoda sui suoi ampi marciapiedi, i grattacieli nei quali si concentra ogni genere di attività economica, le facciate degli edifici tappezzate di maxi schermi pubblicitari, ne fanno un luogo esemplare. E diventa il contesto congeniale per un’installazione artistica imponente e ambiziosa andata in scena tutti i giorni di febbraio, realizzata dall’artista multimediale Krista Kim. A mezzanotte, per soli 3 minuti, tutti i maxi schermi pubblicitari di Times Square smettevano di proiettare il consueto palinsesto di pubblicità e mostravano astratte ed eteree immagini colorate e cangianti, che avevano l’obiettivo di “depurare” – questo il verbo scelto dall’artista – l’ambiente e le persone che transitavano nella piazza in quegli istanti. Tre minuti in cui il materialismo e il consumismo lasciavano spazio alla metafisica e alla spiritualità. Dopo tre minuti, come se nulla fosse, il martellante turbinio di immagini pubblicitarie riprendeva con il consueto clamore.

VISIONI | Museum of Failure

21 Febbraio 2022 – Qui in Tiquadra cerchiamo costantemente di percorrere vie nuove nel nostro lavoro. Nelle fasi iniziali dei progetti, all’esperienza e alla competenza acquisite nel corso degli anni, affianchiamo creatività e intuizione, senza troppa paura di sbagliare e sperimentare. Solo così possiamo offrire soluzioni davvero innovative ai nostri clienti. Dietro un progetto di successo ci sono errori, risultati inattesi, strade infruttuose, piccole delusioni e temporanei scoraggiamenti.
In quei momenti tira su il morale dare un’occhiata agli oggetti della collezione del Museo dei Fallimenti, che raccoglie quei prodotti che negli ultimi decenni si sono rivelati dei colossali insuccessi. Nella curiosa collezione ci sono prodotti di ogni settore: dal food, come la deludente nuova ricetta della CocaCola di metà anni ’80 o le discutibili lasagne surgelate della Colgate; fino a quello della salute, come il dentifricio della Bofors, che fino ad allora si occupava di produzione di armi, o all’incommentabile preservativo spray.
Ma nella curiosa collezione del Museo è il settore legato alle tecnologie e a internet – attinente al nostro lavoro – quello più nutrito. Ciò non stupisce: l’avvento del digitale è stato – e in fondo lo è tuttora – un’autentica rivoluzione, naturale dunque che nel brulicante e dinamico settore ci siano stati anche insuccessi clamorosi, compiuti da start-up ma anche da giganti del settore. Come la console per videogiochi Pippin di Apple, una meteora caduta immediatamente nel dimenticatoio; o l’irritante Bob, il cagnolino virtuale che avrebbe dovuto assistere gli utenti nell’utilizzo dei software Microsoft (evoluto poi in Clippy, l’altrettando irritante graffetta).

LETTURE | Surfing con Satoshi – Arte, blockchain e NFT

7 Febbraio 2022 – Negli ultimi tempi si sente parlare sempre più del rapporto fra NFT (Non Fungible Token, certificati digitali di autenticità) e mondo dell’arte, con opere artistiche digitali (e quindi riproducibili per definizione) vendute a prezzi da capogiro, come fossero opere uniche. C’è chi parla di bolla speculativa, chi di moda passeggera, e chi di processo epocale nel mercato dell’arte. Difficile dunque capire davvero cosa stia succedendo.
Prova a fare il punto della situazione il libro “Surfing con Satoshi – Arte, blockchain e NFT” di Domenico Quaranta, docente e curatore da sempre attendo alla relazione fra pratiche artistiche contemporanee e tecnologie digitali.
In un percorso articolato ed esaustivo, l’autore prova a fornire delle risposte ai quesiti che in molti, non solo collezionisti e investitori, si stanno ponendo. Cosa ha a che fare l’arte con la blockchain? Ha senso parlare di “Crypto Art” come fosse un nuovo movimento artistico, oppure è solo un aspetto legato al mercato e al collezionismo, avulso dalle questioni estetiche? Si tratta davvero di occasioni di investimento, capaci di estendere la platea di interessati e appassionati? E sono opportunità per gli artisti, o gli artefici delle opere rimangono impotenti davanti a questi meccanismi di valorizzazione e speculazione?
In ogni caso appare evidente come le tecnologie digitali, ancora una volta, siano in grado di rivoluzionare, aggiornare e mettere in discussione ogni aspetto della contemporaneità.

LETTURE | Storia del buio

24 Gennaio 2022 – Oggi è introvabile: fuori, ad annullarlo, ci pensa la luce elettrica delle città che si riverbera nel cielo; dentro casa, i led e gli schermi degli innumerevoli dispositivi elettronici non gli danno tregua. Il buio assoluto è diventato un’esperienza sempre più rara. Eppure l’oscurità, fino ad una manciata di decenni fa, occupava la metà del nostro tempo. Certo, da millenni esistono fuochi, torce e candele, ma certamente il buio era un’esperienza più quotidiana, familiare e scontata di quanto sia oggi.
Lo stretto rapporto con l’oscurità è ben riscontrabile nel linguaggio, che con metafore e giochi di parole ci lascia capire la rilevanza che ha sempre avuto il buio, e soprattutto la dicotomia luce-oscurità: “Ho fatto luce su questo…”, “Mi hanno lasciato all’oscuro di quest’altro…”, “Sono tempi bui”, “Luce dei miei occhi”, sono solo alcuni dei modi di dire che vedono protagonista il buio e suo antagonista la luce.
Nina Edwards prova a raccontare la storia dell’oscurità, in un viaggio affascinante che percorre tempi e civiltà; una sorta di tributo al buio, che ci esorta a cercarlo e proteggerlo; una storia inedita dell’uomo e dei diversi atteggiamenti verso ciò che inibisce la nostra percezione e ci facilita il riposo. Un’esortazione a staccare la spina a fine giornata, a spegnere completamente la tv, a chiudere in un cassetto del comodino il telefono prima di andare a dormire.

VISIONI | Library of Babel

10 Gennaio 2022 – Più o meno 80 anni fa Luis Borges pubblicava “La biblioteca di Babele”, una delle sue opere più celebri e visionarie, da allora punto di partenza per le riflessioni di filosofi e spunto visivo per artisti e registi. Si tratta di un racconto fantastico che descrive una biblioteca allucinante e smisurata, costruita con un’architettura generativa e modulare, i cui scaffali contengono tutti, ma proprio tutti, i libri possibili.
Ebbene, da qualche anno, grazie al lavoro di Jonathan Basile, giovane ricercatore e programmatore statunitense, l’opera di Borges è un po’ come fosse stata realizzata davvero, almeno on line. Basile ha infatti scritto un algoritmo che è in grado di generare testi incessantemente, rispettando la struttura che il letterato argentino aveva progettato per la sua Biblioteca. Borges aveva infatti immaginato una biblioteca fatta di stanze esagonali: su 4 delle 6 pareti ci sono degli scaffali per i libri, le rimanenti due sono l’accesso e l’uscita della stanza. Su ogni scaffale ci sono 32 libri di 410 pagine ciascuno, in cui ogni pagina è fatta di 40 righe e ogni riga di 80 simboli, composti dalle lettere dalle 22 lettere dell’alfabeto, lo spazio, il punto e la virgola.
L’opera di Jonathan Basile è un sito internet che contiene tutto quello che è stato scritto e potrà mai essere scritto dall’ingegno umano.

LETTURE | Nightingale

20 Dicembre 2021 – La data visualization riveste un ruolo sempre più centrale nella società digitale contemporanea. L’enorme massa di dati raccolta incessantemente da dispositivi e software ha la necessità di essere sintetizzata e configurata in modo che sia accessibile e analizzabile dalla percezione e ragione umana. Si pensi anche solo all’ambito medico e sanitario, ai dati raccolti quotidianamente da ospedali e governi, e a quanto siano stati utili diagrammi e grafici per farci capire lo sviluppo e le caratteristiche della crisi legata al covid.
Si tratta di un ambito che si sta strutturando, con professionalità e competenze che si stanno formando, appuntamenti ed eventi in cui l’eterogenea comunità fatta di designer, data analyst, giornalisti, ricercatori si ritrova, impara e si confronta. Nascono ovviamente anche riviste, siti web e journals sul tema. “Nightingale”, sviluppata dalla Data Visualization Society, è forse la fonte più autorevole per chi vuole scoprire le risorse, tendenze e i casi studio più stimolanti nell’ambito della data visualization. Rivista interessante già dal nome-tributo che si è voluta dare: Florence Nightingale era infatti un’infermiera britannica vissuta nell’800. Brillante e visionaria, è stata la prima ad applicare il metodo scientifico e le tecniche statistiche nelle procedure di assistenza e cura dei degenti, avviando di fatto le scienze infermieristiche moderne e rivoluzionando la professione dell’infermiere.

LETTURE | Frame by Frame

6 Dicembre 2021 – Le Gif rimangono fra i file più sorprendenti che popolano i nostri computer e le nostre comunicazioni. In un mondo fatto di immagini ad altissima definizione, con fotografie scattate a risoluzioni mostruose e a milioni di colori, il successo evergreen delle gif, con il loro carattere così low-fi, fatto di pochi colori (al massimo 256) e animazioni scattose, rimane quasi un mistero. Eppure non riusciamo a farne a meno, soprattutto nelle chat e nella messaggistica. Che si tratti di attori famosi, gattini, eroi dei cartoni animati… quando diventano Gif riescono a enfatizzare e articolare in maniera ironica tutto ciò che scriviamo.
Non sorprende quindi che nel vibrante paesaggio crossmediale contemporaneo le Gif abbiano aggiunto un nuovo tassello al loro successo. È uscito infatti pochi giorni fa un “libro di Gif”: Frame by Frame, pubblicato da Giphy, una delle piattaforme più note per la produzione e la condivisione di questi file sui social. Ma come può esser mai fatto un “libro di Gif”? Beh, ricorrendo ad una tecnica di stampa “vintage” come quella lenticolare, la stessa che nelle vecchie cartoline consentiva di vedere le immagini “animarsi” semplicemente muovendole davanti agli occhi. Il libro viene così a essere un oggetto davvero curioso e originale, anche perché l’editore ha commissionato le Gif del libro ai migliori net artists in circolazione.

AMBIENTE | Nature Guardians Project

22 Novembre 2021Si sono conclusi da pochi giorni i lavori di Cop26 sul cambiamento climatico. I risultati finali sono forse modesti, ma è emersa in via definitiva la necessità di agire con tempestività e urgenza per cercare di limitare i danni inferti al pianeta. Anche le tecnologie digitali hanno responsabilità oggettive nelle problematiche ambientali. Gli smartphone nelle tasche di miliardi di persone, le antenne di trasmissione dei dati e il corollario di altri dispositivi indispensabili per la gestione dei sistemi, non sono oggetti e apparati propriamente green. Ma è anche vero che queste tecnologie, così potenti, versatili e diffuse, possono diventare alleate strategiche nella salvaguardia dell’ambiente.
Uno degli esempi più limpidi in tal senso è il progetto Nature Guardians Project, recentemente premiato al Global Mobility Awards per il contributo ai Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite. Si tratta di un’iniziativa frutto della collaborazione fra Rainforest Connection e Huawei, impegnati nella salvaguardia delle foreste pluviali di mezzo mondo grazie al ricorso di tecnologie mobile dedicate. Dispositivi collocati strategicamente sugli alberi si prendono cura delle foreste, ascoltando ciò che accade e segnalando criticità e anomalie quali la presenza di bracconieri o deforestazioni illegali.

ASCOLTI | Song work

8 Novembre 2021Gran parte del nostro lavoro in Tiquadra avviene davanti ad un computer, alla scrivania; e sono il placido ticchettio delle dita sulle tastiere e i ritmici clic sui mouse i rumori a fare da sfondo alle attività in ufficio. Condizioni molto diverse da quelle che viviamo quando visitiamo i nostri clienti, aziende in genere tutt’altro che soft, operanti in stabilimenti dove sono in funzione impianti e macchine, dove vengono lavorati e movimentati materiali e oggetti lungo complesse linee di produzione.
Ronzii continui, battiti ossessivi, curiosi cigolii, pattern di rumori ciclici, suoni improvvisi ed estemporanei, compongono il tappeto sonoro di quegli ambienti, che contraddistingue e caratterizza ogni azienda. Certo, talvolta è davvero assordante, eppure ascoltandolo si finisce sempre con il percepire un equilibrio e un’atmosfera, quasi sinfonica. E ci piace pensare che, se una fabbrica “suona bene”, è anche un po’ merito nostro, che con le nostre attività di informatizzazione e ottimizzazione mettiamo ordine nello “spartito” dell’azienda.Non siamo gli unici a pensarla così. Anche Sion Parkinson è legato ai soundscapes dei luoghi di produzione. Musicista e artista scozzese, Sion ha dato avvio ad un progetto interessantissimo, Song Work, che vuole diventare un ricco archivio di rumori delle fabbriche. Chiunque può dare il suo contributo inviandogli le proprie registrazioni dei luoghi di lavoro.

RICORRENZE | Vent’anni di Museimpresa

18 Ottobre 2021Fra i nostri clienti ci sono aziende straordinarie, che custodiscono storie, innovazioni e visioni davvero appassionanti. Scoprire qual è l’invenzione che ha permesso ad un’azienda di rivoluzionare il suo settore, guardare vecchi disegni a china dei primi prodotti realizzati decenni addietro, scoprire l’evoluzione dell’azienda ammirando fotografie dello stabilimento nei corridoi degli uffici, sono sempre esperienze affascinanti. Si tratta di un patrimonio immateriale e materiale, fatto di idee, saperi, materie e tecnologie diffuso e capillare, ma che in genere rimane confinato dentro le mura degli stabilimenti e degli uffici, poco visibile al grande pubblico.
Museimpresa, da vent’anni, cerca di valorizzare e di dare comunicazione e visibilità a questo tesoro complesso che è la cultura d’impresa, associando 109 soggetti fra musei e archivi aziendali. L’obiettivo non è solo la museificazione del patrimonio culturale aziendale, ma è soprattutto quello di raccontare a tutti i cittadini l’evoluzione del Paese, che è avvenuta anche grazie alla vivacità del tessuto produttivo italiano. Proprio in questi giorni l’associazione festeggia il ventennale dalla fondazione attraverso una fitta rete di iniziative, che vogliono raccontare i valori dell’Italia più intraprendente.

ASCOLTI | La Decima Sinfonia di Beethoven

4 Ottobre 2021Fra qualche giorno a Bonn ci sarà la prima mondiale della Decima Sinfonia di Beethoven. Non sembra una notizia così eclatante; senonché, il grande compositore tedesco, nel corso della sua vita, di sinfonie ne abbia scritte solo nove. La Decima era stata appena iniziata quando morì nel 1827. Oggi, a quasi due secoli di distanza, l’opera – di cui ci sono arrivati solo pochi appunti e qualche spartito – è stata ultimata dall’intelligenza artificiale.
Un team internazionale fatto di compositori, musicologi, esperti di musica computazionale e ricercatori nell’ambito dell’I.A. ha lavorato sinergicamente cercando di sviluppare e articolare le poche tracce che Beethoven ci aveva lasciato della sua Incompiuta. Un lavoro immane: il motore di intelligenza artificiale andava innanzitutto istruito, facendogli ascoltare e analizzare l’intera opera di Beethoven, in modo che potesse imparare a scrivere musica come il compositore. Ma i risultati intermedi erano promettenti: durante le prime sessioni di ascolto destinate ad esperti, nessuno riusciva a capire quali fossero le parti scritte da Beethoven e quali invece scritte dall’I.A. Ora la sinfonia, dopo quasi 3 anni di intenso lavoro, è terminata; e Bonn, città natale di Beethoven, attende trepidante di ascoltare la nuova e inedita opera del suo illustrissimo concittadino.

VISIONI | Art Layers

20 Settembre 2021È una “mostra” davvero originale Art Layers, ideata e sviluppata da Artribune – una delle riviste e dei siti web più noti che si occupa di arte e cultura in Italia – per celebrare il proprio decennale dalla nascita. Niente sala o museo, nessuna opera da trasportare e allestire, nessun biglietto o custode: tutto avviene on line. Ma non è nemmeno una delle tante mostre virtuali che ci hanno tenuto compagnia durante i lockdown della pandemia, è qualcosa di ancora diverso. Art Layers si svolge infatti su Instagram e consiste in una raccolta di filtri, creati e sviluppati per l’occasione da alcuni fra i più interessanti media artist italiani in circolazione. I filtri Instagram, che permettono di sbizzarrirsi con le realtà aumentata, sono già da qualche anno terreno di sperimentazione creativa. E sono 10, proprio come gli anni di attività di Artribune, gli artisti invitati dalla rivista a partecipare alla mostra. Sul canale social del magazine vengono mostrati regolarmente gli esiti dell’iniziativa. Ma, soprattutto, i filtri sviluppati sono a disposizione del pubblico, che li può utilizzare liberamente e creativamente per le proprie storie.

CULTURA | M.A.D. Museo Arte Digitale

6 Settembre 2021 – Spesso il nostro paese sconta ritardi e arretratezze dal punto di vista tecnologico, con divari digitali da colmare, connessioni ancora piuttosto lente, processi di informatizzazione che faticano ad attuarsi. Le lacune non sono solo di carattere materiale, c’è anche un gap legato alla cultura digitale da recuperare.
Non può dunque che far piacere sapere che l’Italia sarà il primo paese al mondo a dotarsi di un Museo Nazionale di Arte Digitale. Sono diverse le realtà culturali che si sono focalizzate sul rapporto tecnologia-arte, e i musei più importanti nel mondo si sono dotati da tempo di dipartimenti per l’arte tecnologica più attuale, ma mai fino ad ora c’era stata una iniziativa pubblica così importante, di carattere nazionale.
Il M.A.D., questo il nome provvisorio del museo, sorgerà a Milano e verrà inaugurato entro il 2026. Per ora i lavori sono solo all’inizio, ma si sa che sorgerà negli spazi dell’ex Albergo Diurno Venezia, un ambiente sotterraneo in stile liberty che si estende sotto piazza Oberdan, nella centrale Porta Venezia.
L’auspicio è che il M.A.D. possa offrire visioni stimolanti e immaginari nuovi al suo pubblico, capaci di far riflettere sul tempo attuale, contribuendo alla diffusione di un’educazione profonda, fiduciosa ma anche critica verso le tecnologie digitali.

VISIONI | La voce a.i. di Val Kilmer

23 Agosto 2021 – Val Kilmer è stata una delle star cinematografiche più acclamate fra anni ’80 e anni ’90, con ruoli di protagonista o coprotagonista in blockbuster come Top Gun, Heat – la sfida, Batman Forever, il Santo… Negli ultimi anni, però, un cancro alla gola l’ha tenuto lontano dai set. Destino davvero beffardo per Val, che nel 1991 aveva impersonato Jim Morrison, il carismatico cantante dei Doors, in una pellicola sulla celeberrima band statunitense.
Ora la malattia sembra superata, ma la voce dell’attore ha subito pesanti conseguenze: timbro e intelligibilità sono definitivamente compromessi. Ma l’attore non si è scoraggiato e collaborando con Sonantic, un’azienda che si occupa di tecnologie text-to-speech, è riuscito a creare un modello informatico della propria voce con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Il team di Sonantic ha lavorato grazie a ore e ore di vecchie registrazioni della voce di Val, ma sempre con la supervisione dell’attore, in modo che l’algoritmo rispettasse l’intenzione emotiva e gli aspetti personali della sua “sorgente”. Perché la voce è uno dei caratteri più autentici, distintivi e profondi di una persona, non è una semplice sequenza di suoni.
Una collaborazione fra attore e azienda corretta anche dal punto di vista etico, soprattutto se si pensa alle polemiche esplose poco tempo fa con l’uscita del documentario “Roadrunner”, incentrato sulla figura del celebre cuoco e personaggio televisivo Anthony Bourdain. Anche in “Roadrunner” è stato fatto uso della voce del protagonista ricreata dal computer, ma in quel caso la decisione ha provocato spinose discussioni, visto che Bourdain si è suicidato nel 2018.

VISIONI | The constant gardeners

9 Agosto 2021 – Ieri si sono concluse le Olimpiadi di Tokio. Sono Olimpiadi che saranno sicuramente ricordate: per la strana situazione pandemica che le ha caratterizzate, per l’assenza di pubblico e gli spalti vuoti, per gli ottimi risultati ottenuti dai nostri atleti.
Fra gli eventi collaterali delle Olimpiadi che più hanno attirato l’attenzione mediatica c’è anche un’installazione artistica – perfettamente a suo agio nel contesto giapponese – realizzata all’interno di un parco pubblico della capitale nipponica. L’opera è costituita da quattro bracci robotici che rastrellano e disegnano un’ampia area di ghiaia (che rimanda alla tradizione del giardino zen). I segni che vengono via via incisi e cancellati dai robot rappresentano, in una sorta di stilizzata calligrafia, i movimenti degli atleti. Grazie ad algoritmi che hanno analizzano le riprese televisive delle competizioni olimpiche del passato, i robot riescono a interpretare la potenza, la grazia e l’eleganza dei corpi umani impegnati nelle attività sportive. L’opera è stata concepita e realizzata da un artista britannico, Jason Bruges, ma il suo immaginario – con l’equilibrata coesistenza di tecnologia e tradizione – è squisitamente giapponese.

EDUCAZIONE | Back to work

26 Luglio 2021 – Pochi giorni fa l’Invalsi ha pubblicato i consueti risultati statistici annuali riguardanti le competenze degli studenti italiani, fotografando una situazione poco radiosa. Il peggioramento generale dei livelli di apprendimento era previsto – scuole chiuse e dad a causa dell’emergenza sanitaria non potevano certamente giovare all’educazione dei nostri allievi – ma i dati sono negativi oltre le attese. Di fatto, moltissimi studenti escono dai cicli scolastici in maniera inadeguata, impreparati ad affrontare le sfide del sapere contemporaneo.
Ben vengano allora iniziative come Back to Work, promossa dal Mast – il Museo di Arti, Sperimentazione e Tecnologia di Bologna, una serie di summer school rivolte agli studenti delle superiori, svolte pochi giorni fa. Internet of things, Artificial Intelligence, Climate Change, Sustainability and Citizenship sono state le tre “materie” al centro delle lezioni, per sei giorni di formazione intensa su innovazione e nuove tecnologie. Temi stimolanti e capaci di stuzzicare la curiosità dei ragazzi, ma anche profondamente attuali e utili per capire un po’ di più il mondo di oggi.

VISIONI | Epitaffi AI

12 Luglio 2021 – Numero Cromatico è un collettivo di ricerca e produzione artistica romano formato da artisti e neuroscienziati. Realizzano opere e progetti con un approccio scientifico all’arte, partendo soprattutto dalle più recenti scoperte neuroscientifiche e ad ambiti quali la neuroestetica, la psicologia cognitiva, le tendenze più sperimentali di letteratura e comunicazione visiva.
Uno dei loro ultimi lavori, che riesce ad essere allo stesso tempo leggero e poetico, ma anche toccante e struggente, riguarda gli epitaffi. Epitaphs for the Human Artist – questo il titolo del progetto – è un corpus di epitaffi “scritti” da un motore AI, precedentemente istruito grazie alla lettura e all’analisi di una notevole mole di testi commemorativi e sepolcrali.
Il progetto può essere quindi inserito fra le ormai numerose sperimentazioni artistiche fatte con l’AI negli ultimi anni (ci sono progetti con l’intelligenza artificiale poeta, musicista, paroliere, montatrice di trailer cinematografici, ecc.). Ma è fra quelli più riusciti e allegorici, per densità e profondità di significato: Il fatto che sia una macchina a scrivere dei testi per gli umani defunti, apre a profonde riflessioni sul destino dell’uomo e della tecnica.

LETTURE | Interland, avventure digitali

28 Giugno 2021 – Il mondo della scuola è stato uno dei più colpiti dalla pandemia. In poche settimane il sistema educativo si è dovuto reinventare in ottica digitale pur di consentire l’accesso ad un minimo di attività didattiche agli studenti confinati a casa. Di punto in bianco scolari e allievi, anche molto piccoli, si sono ritrovati a trascorrere ore e ore davanti al computer, con libero accesso alla rete. E, probabilmente, senza il tempo adeguato per una reale alfabetizzazione sulle potenzialità e i rischi di utilizzo di internet attuata da genitori e insegnanti.
Le piattaforme messe a disposizione da Google sono state fra le più utilizzate dagli istituti scolastici. E, sempre Google, ha avviato iniziative divulgative pensate per l’alfabetizzazione all’uso della rete da parte dei più piccoli. Fra queste, anche un libro pubblicato da Gribaudo e nato in collaborazione con la Polizia di Stato. Interland – questo il titolo del volume – racconta le vicende di un nonno e dei suoi due nipotini che scoprono, di pagina in pagina, il mondo della rete e i rischi che si possono correre se non si usa un po’ di attenzione e di buon senso. Il libro è ora in distribuzione in diverse scuole ma, proprio per l’attualissimo carattere formativo, è stato messo a disposizione gratuitamente anche on line.

TENDENZE | Una biennale intelligente

7 Giugno 2021 – Il rapporto fra arte e nuove tecnologie è sempre stato molto stretto; in maniera evidente in questi tempi, con il ruolo sempre più centrale che hanno assunto le tecnologie digitali e informatiche. E così, nel corso degli ultimi anni, i curatori e direttori di musei e gallerie hanno organizzato mostre che hanno presentato e indagato, di volta in volta, il mondo di internet, la produzione di immagini digitali, la realtà virtuale, l’intelligenza artificiale…
In questi giorni è stato fatto un passo ulteriore nell’intenso rapporto arte/tecnologia, un passo che farà senz’altro discutere: la prossima edizione della Biennale di Bucarest, prevista per l’estate 2022, sarà curata da un personaggio molto particolare: un motore di intelligenza artificiale. Spetterà a Jarvis, così è stato chiamato il “curatore”, indagare l’attuale mondo dell’arte per selezionare gli artisti e le opere più interessanti per la mostra che sta preparando per la Biennale. In questi mesi Jarvis è al lavoro in uno studio di programmazione viennese, dove lo stanno sviluppando e istruendo per affrontare il pionieristico incarico.

NOTIZIE | Spenser SIlver e i Post-it

24 Maggio 2021 – La vita d’ufficio, compresa quella di Tiquadra, è scandita da appuntamenti, date e scadenze e puntellata da annotazioni, avvisi e messaggi vari. Anche la gestione di queste attività è stata digitalizzata, con la comparsa di app e sistemi informatici che velocizzano e snelliscono le operazioni, ma sulle scrivanie, attaccati agli schermi o sparsi fra le pagine dei bloc notes, continuano ancora oggi a fare capolino i foglietti quadrati e coloratissimi dei Post-it.
La storia dei Post-it è iniziata oltre 40 anni fa e, come non di rado accade, è frutto di un “fallimento”, del caso e di un’intuizione. Spenser Silver era ingegnere alla 3M e stava lavorando all’adesivo più potente al mondo. Ottenne invece un adesivo blando, che funzionava appena con la carta. Un suo collega, Art Fry, cantore in chiesa, aveva un problema: smarriva di continuo annotazioni e segnalibri nel libro dei canti. Ecco la soluzione: applicare l’adesivo di Silver ai foglietti di Fry. Nel giro di pochi anni, quell’intuizione è diventata un successo mondiale e i post-it non hanno smesso di essere merce indispensabile su tutte le scrivanie.
Proprio in questi giorni Spenser Silver, dopo una vita passata in 3M, si è staccato da questa terra.

TENDENZE | Doppiaggi Flawless

10 Maggio 2021 – In Italia, a differenza di molti altri paesi europei, i film internazionali vengono doppiati. Si tratta di una vera e propria tradizione, dettata forse dalla scarsa dimestichezza del pubblico con l’inglese e da un rapporto profondo che ci lega alla nostra lingua madre. E così ci siamo abituati a sentir parlare Jack Nicholson, Johnny Depp, Meryl Streep e tutte le star di Hollywood nell’idioma di Dante e Petrarca. Ma si annunciano tempi duri per i doppiatori. E ancora una volta, a seminare scompiglio, è l’intelligenza artificiale.
Flawless è un’azienda statunitense che si ripromette di rivoluzionare il doppiaggio e la localizzazione dei film. Per farlo, si affida ad una rete neurale capace di imparare il timbro vocale degli attori e riprodurlo in molteplici lingue. Strabilianti (e un po’ disturbanti) i video promozionali che girano online, con De Niro che parla un fluente tedesco o Tom Hanks che favella tranquillamente in giapponese. Flawless, infatti, non si limita all’aspetto sonoro, ma interviene anche su quello visivo, andando a modificare il movimento labiale nelle inquadrature degli attori a cui dà voce, per un effetto ancora più realistico.

VISIONI | Droni creativi

26 Aprile 2021 – I droni, in pochi anni, da dispositivi tecnologici sofisticati appannaggio di aziende specializzate ed eserciti, sono diventati oggetti di massa, accessibili a chiunque e reperibili facilmente on line e nelle grandi catene di negozi di elettronica. Quando un oggetto così nuovo si diffonde, è consuetudine che ne vengano trovati usi inediti e impensati. E così, qualche anno fa, Dolce & Gabbana usò droni in passerella al posto delle modelle, facendoli sfilare svolazzanti con le borse delle nuova collezione; e diversi writer hanno provato ad attaccare bombolette e colori ai droni per disegnare le proprie tag sugli alti muri ancora intonsi delle città.
Le applicazioni più fantasmagoriche e visionarie riguardano però l’utilizzo in “sciami”, folti gruppi di droni capaci di muoversi in maniera armonica nello spazio, dando vita a stupefacenti configurazioni. L’ultima applicazione di questo genere è quella avvenuta appena qualche giorno fa a Shanghai, quando un’azienda di videogiochi, per festeggiare l’uscita del nuovo gioco, ha commissionato a 1500 droni un compito particolare: disegnare nel cielo della megalopoli cinese un QRcode, con un link che rimanda al sito di un nuovo videogioco..

TENDENZE | Un software AI ha appena scritto una “nuova” canzone dei Nirvana

12 Aprile 2021 – Agli esperimenti dell’AI applicata al mondo dell’arte e delle industrie creative si aggiunge un nuovo tassello. Questa volta i protagonisti sono i “membri” del Club 27, gli artisti che per una strana coincidenza sono morti all’età di 27 anni. Fra questi ci sono: Jim Morrison, Jimi Hendrix, Amy Winehouse e, per l’appunto, Kurt Cobain, frontman dei Nirvana. Un’organizzazione canadese, con lo scopo benefico di sensibilizzare l’opinione pubblica su depressione e malattie mentali, ha utilizzato un software AI per “scrivere” delle nuove canzoni di questi celebri musicisti. Fra le canzoni, quella che più ha fatto notizia – anche perché ricorre in questi giorni di aprile l’anniversario della sua morte – è proprio quella di Cobain. Il software, per realizzare il nuovo pezzo, si è “ascoltata” con attenzione un repertorio di una trentina di canzoni dei Nirvana, analizzando testo, riffs, accordi e melodie e rielaborando il tutto in una nuova composizione, che poi ha “suonato” utilizzando strumenti virtuali. Solo la voce, nel pezzo pubblicato, è umana: si tratta della voce di un certo Eric Hogan, leader di una tribute band dei Nirvana.

nft

TENDENZE | NFT e l’arte

29 Marzo 2021 – Ha fatto scalpore qualche giorno fa la notizia dell’opera d’arte di Beeple, “Everydays: The First 5000 Days”, passata in asta da Christies’s e aggiudicata per ben 69 Milioni di dollari. Il clamore non era tanto per la cifra – decisamente alta, ma le aste ci hanno abituato a quotazioni ben maggiori – ma perché l’opera aggiudicata era completamente digitale, null’altro che un pesante file jpg, un file che può essere quindi preso, copiato e modificato a piacimento come tutti i jpg che popolano le pagine dei siti web e le foto nei nostri smartphone. Ciò che è successo per la prima volta è che il file è stato associato ad un nft (non fungible token), trasformandolo in un bene digitale protetto, inserito nel meccanismo della blockchain. Il file gira e si moltiplica in rete, ma un certificato in possesso dell’acquirente ne attesta l’unicità e l’immutabilità. Una piccola rivoluzione nel mondo dell’arte e nel valore che possono assumere i linguaggi espressivi più nuovi e contemporanei.

lou ottens

RICORRENZE | Lou Ottens, l’inventore delle cassette

15 Marzo 2021 – Sapere che Lou Ottens, l’ingegnere olandese della Philips inventore della musicassetta, non è più di questo mondo, lascia un po’ di nostalgia. Soprattutto per chi, qua in Tiquadra, ha qualche anno in più e con le cassette ci è cresciuto. Le cassette non erano affatto perfette, tutt’altro: il nastro si contorceva, l’incisione si smagnetizzava, il suono non era certamente “hi-fi”. Ma erano democratiche, economiche e alla portata di tutti; chiunque poteva fare la propria compilation, duplicarle, incidere selvaggiamente le proprie cose. La compilation con i brani più belli era il primo regalo che si faceva al ragazzo/ragazza; sulle cassette si registravano le rumorose canzoni della propria band in garage. E con le cassette del Commodore abbiamo cominciato ad appassionarci di computer e informatica.

TENDENZE | Spot, un cane-robot in cantiere

22 Febbraio 2021 – Negli ultimi anni, Boston Dynamics – una delle più note società di ingegneria robotica, da qualche tempo acquisita da Google – ci sbalordisce con i suoi video, in cui i cani robot che escono dai suoi laboratori si fanno via via più potenti, autonomi e sofisticati. All’inizio c’era davvero qualcosa di disturbante in quelle macchine, che sembravano uscite direttamente da un film di fantascienza distopico; nel corso degli anni si sono fatte più simpatiche e familiari, forse grazie anche ad una livrea più pop e a una certa simpatica goffaggine – proprio come quella di un cucciolo – che continua a contraddistinguerli. Ora, dopo essere usciti dai centri di ricerca, quei robot cominciano a curiosare e farsi strada nel mondo reale. Foster & Partners, uno dei più grandi studi di architettura al mondo, ha deciso di utilizzare Spot (così si chiama il cane-robot per usi civili) all’interno di un suo importante cantiere edilizio a Londra. Spot non fa il cane-robot da guardia, ma gironzola senza sosta in cantiere, compiendo operazioni di routine (noiose e ripetitive per gli operai umani) e raccogliendo dati e informazioni utili per l’avanzamento dei lavori.

VISIONI | Inventions

8 Febbraio 2021 – “Invenzione” è una parola un po’ demodé, forse troppo romantica per i nostri tempi, surclassata da termini più contemporanei – e forse un po’ abusati – come “innovazione” o “creatività”. Eppure il mondo dell’industria si è sviluppato proprio grazie ad invenzioni che si sono via via succedute dalla seconda metà del ‘700 fino ad oggi. Al Mast di Bologna c’è una mostra fotografica che presenta immagini di alcune fra le invenzioni più brillanti e bizzarre, provenienti dalle collezioni dell’Archive of Modern Conflict di Londra e dagli Archives Nationales francesi. Si tratta di invenzioni realizzate tra le due Guerre, documentate fotograficamente con l’obiettivo di promuovere il dialogo fra ricerca scientifica e industria. Ci sono invenzioni curiose, altre pionieristiche: dalla maschera antigas per cavalli (per uso bellico) fino ad un interessante concept per lavastoviglie. Si tratta di fotografie esplicative e illustrative, senza intenzioni artistiche, ma che nella loro coerenza formale riescono a restituire un immaginario poetico dello spirito inventivo dell’epoca.

LETTURE | Intervista con la New Media Art

25 Gennaio 2021 – Da quindici anni il sito web Digicult è una delle più autorevoli piattaforme internazionali che misurano l’impatto delle nuove tecnologie e della scienza sull’arte, il design e la cultura contemporanea. Anima di Digicult è il suo fondatore, Marco Mancuso, critico, curatore e ricercatore indipendente, che nel corso degli anni ha dato vita ad un contenitore di risorse – interviste, saggi, recensioni, commenti, dialoghi – capace come pochi di raccontarci il presente in cui viviamo, così permeato e caratterizzato dalla tecnologia e dalle sue continue conquiste. Intervista con la New Media Art è un voluminoso libro che prova a raccontare questa esperienza e il nostro presente. Lo fa attraverso una serie di saggi scritti da alcuni dei collaboratori più autorevoli di Digicult e una serie di interviste a sessanta artisti e designer che si sono mossi all’interno della New Media Art dal 2005 a oggi. Le voci coinvolte, nella multidisciplinarità ed eterogeneità dei loro interventi, offrono un quadro stimolante della contemporaneità e del futuro che ci attende.

LETTURE | Memestetica

11 Gennaio 2021 Gif animate, immagini photoshoppate, video deliranti, collage digitali, meme virali… I primi vent’anni del XXI° secolo si stanno delineando come decenni contraddistinti da una produzione e distribuzione di immagini senza precedenti. D’altra parte tutti abbiamo uno smartphone che fa fotografie e video, tutti siamo esposti a schermi e monitor per la gran parte della giornata, tutti abbiamo qualche app in grado produrre, editare, condividere contenuti multimediali. Questa condizione globale si è tradotta in un immaginario che, seppur disomogeneo e caotico nei suoi risultati estetici, ha senza dubbio un’origine comune: internet. Valentina Tanni, storica dell’arte e curatrice che da anni focalizza la sua ricerca sul rapporto fra arte e nuove tecnologie, e in special modo il web, prova a fare il punto di cosa sia questa strana – quasi disturbante – estetica contemporanea attraverso il suo libro “Memestetica”. Lo fa partendo dalle avanguardie storiche e arrivando fino a Tik Tok, tracciando una cartografia di pratiche ed esempi che aiutano a capire un po’ di più questa convulsa estetica contemporanea.

TENDENZE | L’AI archeologa

21 Dicembre 2020Anche la figura romantica dell’archeologo studioso e avventuroso, in grado di decifrare codici antichi e scritture di civiltà scomparse, è minata dalle conquiste delle tecnologie informatiche contemporanee. Una delle ultime applicazioni dei motori di intelligenza artificiale è avvenuta in ambito archeologico, e più specificamente paleografico. Un team di ricercatori del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory del MIT ha sviluppato un’intelligenza artificiale capace di decifrare autonomamente idiomi di civiltà e culture scomparsi, non parlati e inutilizzati da secoli o millenni. L’AI non compie una vera e propria traduzione ma, a partire da tracce, documenti e iscrizioni di una lingua antica, riesce a ricavarne le relazioni e le strutture che la accomunano a lingue contemporanee. Gli studiosi in questo modo sperano di poter decifrare lingue perdute da tempo usando solo fonti di poche migliaia di parole. L’AI non avrà il carisma di Indiana Jones, ma immaginare un motore AI – scritto in linguaggio informatico – alle prese con la decifrazione un altro linguaggio, umano e antico, ma che noi non siamo riusciti a comprendere, è senza dubbio affascinante.

RICORRENZE | 50 anni con il mouse in mano

7 Dicembre 2020Certo, adesso ci sono gli schermi touch, i trackpad e nuovi innovativi sistemi di puntamento, ma il mouse, ancora oggi, continua a trovare il suo habitat sulle scrivanie degli uffici e a ricavarsi una piccola tana nelle borse dei nostri computer. Quel dispositivo – dapprima meccanico con la pallina e il filo, poi ottico e, infine, mozzato della “coda” grazie alle tecnologie wireless – compie proprio in questi giorni 50 anni. Era infatti sul finire del 1970 quando Douglas Engelbart vide finalmente approvata, dopo tre anni dalla domanda, la richiesta di brevetto per un dispositivo di puntamento. Il modello depositato era molto diverso dai mouse odierni. Si trattava di un poco ergonomico cubo di legno che si appoggiava sulla scrivania grazie a due ruote poste una perpendicolare all’altra; muovendolo, i trasduttori meccanici posti sulle ruote trasferivano i dati di spostamento ad un puntatore sullo schermo. Grazie a questa invenzione fu possibile, per la prima volta nella storia, spostarsi sul desktop di un computer senza far uso della tastiera, aprendo di fatto la via grafica dell’informatica.